Michele avrà il suo regalo. Babbo Natale lo ha accontentato. Anzi un esercito di Babbo Natale. Napoletani generosi, professionisti, imprenditori, commercianti, artisti, ragazzi e studenti. La storia del bimbo di nove anni al quale la mamma ha rubato l’apparecchio acustico prima di abbandonarlo in una casa famiglia di Aversa, ha toccato il cuore di tutti. “Ho letto l’articolo: se posso vorrei interessarmi dell’acquisto.
Chiaramente in maniera anonima. Fatemi sapere in che modo si può procedere” e ancora “Ho letto sul Mattino di un bimbo sordo cui la mamma (sic!) ha rubato l’apparecchio che utilizzava per combattere la sordità. Se fosse possibile vorrei donarglielo io. Ovviamente in via del tutto anonima”. Non solo: “Potrei vendere una delle mie ultime opere, piu dieci stampe in edizione limitata, e devolvere l’intero ricavato a quel bambino”; “Sono di Aversa, ditemi come devo fare: vorrei contattare la comunità per dare una mano al piccolo Michele”; “Ho un negozio di abbigliamento, parte del ricavato dalla vendita degli abiti di Capodanno voglio offrirla per contribuire all’acquisto dell’apparecchio acustico”; “Siamo un gruppo di amici, fateci sapere in che modo possiamo partecipare alla colletta per l’apparecchio o di qualunque altra cosa abbia bisogno Michele”.
La solidarietà
Sono solo alcuni dei tanti messaggi che abbiamo ricevuto dopo la pubblicazione dell’articolo in cui si raccontava la vita drammatica di un bambino napoletano, figlio di una donna rumena e padre ignoto, abbandonato dalla madre e privato anche dell’unico strumento che gli consentiva di interagire con il resto del mondo. Lo ha infilato di nascosto nello zaino, sapeva bene che si trattava di un oggetto molto costoso, glielo ha sottratto con l’intenzione di rivenderlo e guadagnare un po’ di soldi. La storia – come abbiamo scritto – è venuta fuori perché la letterina di Michele è finita tra le oltre trecento buste raccolte dalla “Spa” – Società per amore – di Anna Di Biase, una donna che di mestiere ha scelto di fare del bene e aiutare il prossimo. Una vita da volontaria, quella di Anna, dalle “scorribande” nei reparti oncologici del Pausilipon per portare regali a tutti i piccoli ricoverati, ai blitz nelle case di cura per anziani, nelle carceri, fino all’assistenza ai clochard. Soprattutto negli ospizi la conoscono tutti: ogni volta che arriva la banda di Annarè, è festa grande: si mangia (bene) e poi si canta, si balla e si gioca pure a carte ma i bambini – ribatte – hanno la priorità: «Quando ho letto la letterina di Michele non potevo crederci. In ogni caso sono molto soddisfatta, sapevo che ce l’avremmo fatta anche stavolta ma non pensavo che la mobilitazione sarebbe stata così grande».
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Tantissimi i messaggi inviati sulla chat della “Spa”, una trovata assolutamente geniale: la Di Biase ha creato la «Chat per amore, un “gruppo” WhatsApp, dove circa duecento persone fanno a gara per darle una mano nell’organizzazione della solidarietà. «La storia di Michele mi ha commosso, anzi ha commosso tutti noi. Ora non so ancora bene come organizzare l’acquisto dell’apparecchio, siamo stati letteralmente travolti da messaggi e telefonate di chi chiede di partecipare alla raccolta fondi, ma è sicuro che lo troverà sotto l’albero. Il suo desiderio sarà esaudito insieme con quelli di tutti gli altri bambini che hanno scritto al “nostro” Babbo Natale».
La festa
Anna – come vuole la tradizione – sta organizzando la più straordinaria delle feste natalizie, quella in cui un piccolo gesto si trasforma in pura felicità per chi poco è abituato a vivere momenti di gioia. La macchina della solidarietà si è già messa in moto per esaudire, tra i tanti, il desiderio di Luigi, dieci anni e mezzo, e una storia drammatica di sofferenza: «A marzo ho cominciato le cure all’ospedale Pausilipon, i dottori mi hanno aiutato e spero, insieme con tutti gli altri bambini, di guarire. Mi piacciono tanto i mattoncini e le macchinine, vorrei anche che tu donassi tanto amore alle nostre mamme che sono sempre accanto a noi». Poi c’è Alessandro, 10 anni, anche lui tra i piccoli pazienti del Pausilipon: «Da maggio sono qui in terapia e a gennaio finalmente farò il trapianto di midollo, mi piace tanto giocare con la plastilina e le costruzioni, se me li porti sono contento». Infine, Carlo : «Ho quattro anni, sono dolce e sorridente ma anche un po’ timido. Vivo in una casa famiglia e per Natale vorrei i guanti di Spider Man, spero tanto che tu riesca ad avverare il mio desiderio».
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