Cresce l’attenzione sulla malattia X in Congo, dopo la segnalazione di un caso sospetto a Lucca. Intanto dal ministero della Salute – dove è in corso in queste ore una riunione tecnica su quella che è stata ribattezzata la ‘malattia Congo’ – Maria Rosaria Campitiello, Capo Dipartimento della prevenzione, aveva reso noto che il paziente italiano, rientrato dal Congo “con sintomatologia influenzale potenzialmente riconducibile a quella descritta negli ultimi giorni nel Paese africano”, è stato dimesso qualche giorno fa perchè già guarito.
Ma che cosa sappiamo finora sulla misteriosa ‘malattia Congo’? Fortune Italia lo ha chiesto all’epidemiologo Massimo Ciccozzi.
Indagini in corso
“Non c’è ancora una diagnosi clinica nè una di laboratorio. Il paziente di Lucca – puntualizza il responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia del Campus Bio-Medico di Roma – è stato ricoverato per alcuni giorni con sintomi simil-influenzali e poi dimesso perchè guarito. Sono stati fatti dei prelievi e il materiale è stato inviato all’Istituto Superiore di Sanità, dove stanno facendo le analisi. Ma attenzione: il paziente si trovava a 700 km dalla zona dell’epicentro di questa epidemia“.
Dunque “allarmismo no, ma attenzione sì perchè dobbiamo monitorare epidemiologicamente e raccogliere dati a livello clinico e di laboratorio per venire a capo di questo mistero. L’Organizzazione mondiale della sanità è sul posto e ha attivato un cordone sanitario“, aggiunge Ciccozzi.
Lo specialista ricorda che “stiamo parlando di una regione poverissima, per cui è difficile che le persone si possano spostare in massa. Insomma, per ora niente allarmismo. Ma questo è l‘esempio classico dell’importanza di un approccio One Health“.
I casi in Congo
Ma cosa sappiamo su quello che sta accadendo in Congo? Tra il 24 ottobre e il 5 dicembre la zona di Panzi – nella provincia di Kwango, nella Repubblica Democratica del Congo – sono stati segnalati 406 casi di questa malattia ancora misteriosa che provoca febbre, mal di testa, tosse, naso che cola e dolori al corpo.
Tutti i casi gravi si sono verificati in persone gravemente malnutrite e l’Oms segnala 31 decessi, precisando che “sono in corso esami di laboratorio per determinare la causa esatta” della malattia. In questa fase, “è anche possibile che più di una malattia stia contribuendo ai casi e ai decessi”, segnalano da Ginevra.
La maggior parte dei casi segnalati riguarda i bambini, in particolare quelli sotto i 5 anni. L’area è rurale e remota. L’accesso è ulteriormente ostacolato dalla stagione delle piogge in corso. Per raggiungerla da Kinshasa su strada ci vogliono circa 48 ore. Queste difficoltà, unite alla limitatezza della diagnostica nella regione, hanno ritardato l’identificazione della causa principale. “Sono state dispiegate squadre di risposta rapida per identificare la causa dell’epidemia e rafforzare la risposta”, segnala l’Oms, come riporta Adnkronos Salute.
Le indagini e i sospetti
Insomma, sono in corso le indagini. Gli specialisti “stanno raccogliendo campioni per le analisi di laboratorio”, esaminando le possibili dinamiche di trasmissione e cercando eventuali altri casi. Considerata la situazione clinica e i sintomi riportati, i sospetti si sono concentrati su polmonite acuta, influenza, Covid-19, morbillo e malaria, con la malnutrizione come fattore aggiuntivo, per spiegare il focolaio.
Il caso di Lucca
Presso l’Ospedale San Luca di Lucca a fine novembre era stato ricoverato un paziente di rientro dal Congo con sintomatologia influenzale potenzialmente riconducibile a quella descritta negli ultimi giorni nel Paese africano. L’Azienda Usl Toscana Nord Ovest ha spiegato che si trattava di un italiano di 50 anni, tornato a Lucca dal Congo, dove lavora a circa 500 km dalla zona dove è stato documentato il focolaio di casi misteriosi. “La struttura di Malattie infettive, insieme a Direzione sanitaria e ospedaliera e al Dipartimento della Prevenzione, ha effettuato un lavoro di verifica a 360 gradi sulla vicenda e non ci sono al momento profili di rischio“.
L’uomo era stato ricoverato dal 22 novembre al 3 dicembre con febbre e anemia. Adesso sta bene, così come i suoi familiari. Al momento del ricovero non era ancora noto il focolaio emerso in Congo. Per scrupolo, dopo la sua dimissione il paziente è stato richiamato per accertamenti.
“I virus ormai viaggiano con l’aereo e non più con treni e navi. Quindi è importante monitorare con attenzione quello che accade dall’altra parte del mondo”, conclude Massimo Ciccozzi.
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