Oristano Il mondo della pesca in acque interne della Sardegna si unisce per mobilitarsi e far valere i propri diritti dinanzi alle istituzioni politiche regionali. Giovedì 19 dicembre è infatti convocata a Cagliari, in viale Trento, una mobilitazione generale del comparto davanti al palazzo della Regione. Aderiscono alla manifestazione anche tutti i pescatori degli stagni dell’Oristanese. Diverse sono le richieste avanzate alla politica. In primis c’è «l’avvio immediato dei lavori di manutenzione straordinaria degli stagni sardi, che sono stati previsti ormai oltre tre anni fa, con uno stanziamento complessivo di 6 milioni di euro e mai partiti», quindi la richiesta di «regole certe e chiare in relazione ai monitoraggi della fauna selvatica e alle modalità di compensazione dei danni che queste arrecano alle produzioni ittiche». Con la vertenza i pescatori chiedono anche di «stabilire norme più eque relativamente alla pesca dell’anguilla e all’utilizzo dei bertivelli», infine, «di aprire un tavolo tecnico di discussione che veda loro come protagonisti del proprio futuro».
La mobilitazione è sostenuta dall’Associazione generale cooperative italiane (Agci) Sardegna, dall’Associazione armatori, da Confcooperative Fedagripesca e da Legacoop Sardegna. L’estensione totale delle lagune gestite a fini produttivi nell’isola è di circa 10mila ettari, distribuiti in tutto il territorio regionale, fra cui primeggia l’Oristanese, con circa 5.600 ettari gestiti per la pesca, davanti al Cagliaritano con 1.800 ettari. I pescatori ricordano: «Gli ambienti lagunari della Sardegna sono ambienti estremamente fragili da un punto di vista ambientale» e «risultano ormai di estrema urgenza le attività di manutenzione idraulica straordinaria inerenti tutte le lagune», dato che «la mancanza di tali interventi mette a rischio sia la produttività che l’equilibrio ecologico degli habitat interessati, con una ridotta circolazione delle acque dovuta a interramento dei canali a mare, alla proliferazione di specie invasive o alloctone come la mercierella, il giacinto d’acqua, la noce di mare e il granchio blu, al mutato paesaggio rispetto al passato e all’eccessivo riscaldamento delle acque».
A ciò si sommano «interventi alluvionali non più considerabili eccezionali e i danni prodotti dalla fauna selvatica, come le popolazioni di cormorani, alle produzioni ittiche, che hanno raggiunto proporzioni insopportabili, tali da mettere a repentaglio la stessa sostenibilità delle imprese». In tal senso secondo i pescatori «serve una legge che definisca regole certe per censire in maniera più corretta la presenza di popolazioni di cormorani nell’isola». Un’altra delle istanze è relativa alla pesca delle anguille: «Appare corretto predisporre piani di gestione e commercializzazione diversificati per ogni compendio – sostengono i pescatori –, tenendo conto delle peculiarità di ogni stagno». Inoltre per i pescatori «serve un lavoro di concertazione con misure gestionali a lungo termine» e «appaiono iniqui gli obblighi derivanti dalla normativa regionale, che impongono griglie di cattura e consentono l’utilizzo di bertovelli esclusivamente nei periodi consentiti alla pesca dell’anguilla, senza tener conto che con questi attrezzi possono essere catturate altre specie di valore commerciale».
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