Padova, Emma Ruzzon si sfila la camicia nera all’inaugurazione dell’anno accademico: «In giro ne vedo troppe. Tanti dovrebbero toglierla in Italia»

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di
Gabriele Fusar Poli

Il gesto della presidente del consiglio degli studenti all’inaugurazione dell’anno accademico. L’intervento della rettrice: «Responsabilità come opportunità»

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Tutti attendevano il consueto discorso della rettrice Daniela Mapelli. A prendersi la scena, invece, è stata lei: Emma Ruzzon, presidente del Consiglio degli studenti dell’Università di Padova, ha «scosso» l’aula magna di Palazzo Bo togliendosi l’elegante camicia nera che indossava mentre stava per concludere il suo intervento nel corso dell’inaugurazione dell’803esimo anno accademico dell’ateneo patavino. Già negli scorsi anni aveva sfruttato lo spazio concessogli durante le cerimonie per «interfacciarsi» sia con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che con l’attuale ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, dicendo la sua su temi di stretta attualità. E nella mattinata di giovedì 13 febbraio ha concesso il bis quando, dal «pulpito» dell’Aula Magna, davanti alla rettrice e alla senatrice a vita Elena Cattaneo (ospite d’onore della cerimonia), ha concluso il suo intervento con un coup de théâtre vero e proprio.

L’intervento di Ruzzon

«La storia che studiamo ci ricorda che quest’anno ricorrono otto decenni dalla liberazione dal nazifascismo. Ma anche oggi è storia, e sta a noi decidere come vogliamo venga ricordata otto decenni da ora. C’è chi ci taccia di sensazionalismo, di infantilismo addirittura, quando esprimiamo timore dinnanzi ai semi di guerra e di odio che vediamo in tutto il mondo, come in Italia. E invece sappiamo, proprio per gli strumenti che la nostra storia ci ha affidato, che il fascismo non è stato solo quello dell’olio di ricino e delle leggi razziali. Controllo dell’informazione e dei corpi delle persone, libertà garantita solo per alcuni, un approccio alla violenza che si prova a nascondere sotto il tappeto ma che ritorna, per esempio, nei pestaggi in strada o davanti alle scuole superiori, l’ultimo di pochi giorni fa a Vicenza. La storia ci insegna a leggere i segnali, anche quando si presentano in modo diverso, ma se qualcuno non vuole proprio coglierli, davvero è necessario vedere le camicie nere in giro? Oggi ho questa (indicando la sua camicia, ndr) perché l’occasione richiede formalità, ma se proprio serve parlare il linguaggio dei simboli facciamo che me la tolgo: credo che molti, in questo Paese, dovrebbero sfilarsela per davvero. Nel dubbio, io me la tolgo, senza paura di dire che molti in questo Paese dovrebbero fare lo stesso».




















































La rettrice: «La responsabilità come opportunità»

Un discorso che, come detto, era stato anticipato da quello della rettrice Mapelli, che invece lo aveva incentrato su «un valore che permea la nostra accademia ma che vorrei guidasse sempre di più l’operato di tutti noi e, di conseguenza, il cammino che ci aspetta nell’anno accademico che andiamo a inaugurare, ovvero la responsabilità. Essere responsabili significa anche riconoscere le conseguenze delle proprie azioni, assumersi il compito di agire con consapevolezza e rispettare gli impegni presi nei confronti di se stessi, degli altri e dell’ambiente che ci circonda. Ma c’è anche un’altra prospettiva, che oggi mi preme sottolinearvi: considerare la responsabilità non solo come un dovere, ma come una preziosa e stimolante opportunità». La rettrice dell’Università di Padova ha quindi concluso il suo intervento con una sorta di augurio: «L’auspicio è che questo nuovo anno accademico sia un viaggio che possa arricchirci e farci crescere, e che siano mesi pieni di significato per tutti noi. Mi auguro anche che sia un anno che possiamo affrontare con la rinnovata consapevolezza che ogni nostra azione, ogni nostro pensiero, ogni nostro sforzo contribuiscono a definire non solo chi siamo, ma anche chi possiamo diventare, come individui e come comunità».

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