La cover di Harper’s Bazaar Italia issue 18 con Rihanna

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Sono appena passate le 4:30 del mattino e Rihanna scoppia in una risata calorosa. Seduta su una poltrona girevole nel living di una suite in penombra, nell’attico di un hotel a Downtown Manhattan, mi sta parlando del gioco che ha inventato con A$AP Rocky, suo compagno da cinque anni e padre dei suoi due figli. La pandemia era al culmine ed erano appena rientrati da un lungo viaggio in auto. Dato che li aspettava «un sacco di passeggiate, di ore e ore», hanno chiamato il gioco Mickey Mouse «perché a ogni uscita prendevamo dei nutcracker da qualche parte ad Harlem e la regola era: “Dobbiamo bere uno shot ogni volta che vediamo un topo”». Poi si corregge: «No, non uno shot. Un sorso. E fare un sorso di nutcracker è come bere uno shot… o parecchi». (Il drink, una specialità estiva di New York a base di succo di frutta dolcissimo e distillati ad alto tasso alcolico, si chiama “schiaccianoci” proprio perché ci va giù pesante.)

LUIS ALBERTO RODRIGUEZ

Abito, DIOR HAUTE COUTURE. Nel servizio, Rihanna “indossa” sempre il profumo DIOR J’ADORE L’OR

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È in questo momento che Rocky, Rihanna lo chiama affettuosamente così, che si era addormentato vestito su un divano vicino a noi, si sveglia. Lei irradia luce nel pull azzurro cielo in cashmere con dettagli cut-out di Ferragamo e shorts gessati della sua collezione Savage x Fenty, alle dita un florilegio di diamanti, dal taglio cuscino e su anelli a spirale.

I capelli neri e lunghi, con la riga in mezzo, sono il complemento perfetto per il viso dal make-up applicato con maestria. «Ma senti quello che dico anche da lì? Sei un ficcanaso», lo rimprovera con la cadenza melodica tipica del bajan.

Vivere nel mondo di Rihanna, anche solo per un paio d’ore, significa essere affascinati, disarmati e accolti in modo assoluto e sincero. Il suo nome è sinonimo della forza culturale che negli ultimi vent’anni ha dato vita a innumerevoli e indimenticabili momenti in ambito musicale, moda e beauty, ma lei è anche la persona con cui inventare frasi promozionali per The Real Housewives davanti a un bicchiere di vino. (In caso ve lo stiate chiedendo, questa è la sua: «I barbadiani sono pazzi. Ecco fatto!»)

Prima di iniziare l’intervista mi chiede cosa vorrei bere. Provo ad allinearmi alla sua energia e le dico che va bene quello che prende lei. Ospite premurosa, Rihanna cerca di indovinare i miei gusti e ordina per entrambe una triade imbattibile: un bicchiere d’acqua, vino e caffè. La sua assistente personale ci porta tutto e chiede se desideriamo altro. «Fatti gli affari tuoi!», scherza Rihanna, che ride guardando Carolyn Girondo, assistente e vicepresidente di Fenty Corp, e indica alle due di spostarsi nella zona notte. All’improvviso, ci siamo soltanto Ri e io. Non c’è un addetto stampa che incombe su di noi, non c’è un manager che fissa l’orologio per verificare che i tempi dell’intervista vengano rispettati. «Non sopporto di essere controllata in quel modo», mi spiega. «Nei primi anni era così, ma mi chiedevo sempre se avevo dato la risposta giusta, se potevo dire una determinata cosa, e non mi piaceva per niente».

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LUIS ALBERTO RODRIGUEZ

Trench, guanti, tutto DIOR.

Rihanna si scusa per il ritardo con cui abbiamo iniziato, e lo fa in tono sincero. Mi dice che, qualche ora fa, è andata al Boys & Girls Club of Harlem per fare una sorpresa ai ragazzini che lo frequentano: lei e Rocky hanno portato sneakers e vestiti delle rispettive collaborazioni con Puma e poi hanno posato per qualche foto. «Rocky voleva mangiare qualcosa e, dato che eravamo a Uptown, siamo andati da Melba’s», aggiunge, citando il famoso ristorante che serve soul food degli Stati Uniti del Sud. «La proprietaria è una vera leggenda, ha molte opere di artisti neri della zona». Prima di darmi il via libera per raggiungerla nella suite, ha scelto i nomi dei prodotti Fenty Beauty che verranno lanciati a breve. È comprensibile che la sua agenda sia piena di impegni in orari in cui il resto del mondo dorme: nella vita di un’imprenditrice di successo (il suo patrimonio è quotato 1,4 miliardi di dollari) e madre di due bambini, ogni minuto vale una fortuna e il sonno passa in secondo piano.

«Che ne dici di brindare alla bellissima intervista che stiamo per fare?», mi chiede mentre si accende una canna. Facciamo tintinnare i calici di vino. «Cominciamo!», esclama. «Potremmo parlare per ore, lo sai anche tu. È vero che in teoria abbiamo solo un’ora, ma con l’atmosfera giusta potremmo stare qui molto di più!».

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LUIS ALBERTO RODRIGUEZ

Top, shorts, tutto DIOR.

“Rihanna ha l’abilità innata di trasformare qualsiasi cosa indossi in uno statement. È l’epitome della sicurezza in sé stessa, della creatività e dell’autenticità”

JAWARA ALLEYNE, DESIGNER

Nel corso dell’intervista, che in effetti dura a lungo, scopro che Rihanna è davvero appagata. Ha progetti per il futuro (che comprendono anche la musica), ma è molto focalizzata sul presente, un momento sereno e pieno di soddisfazioni. Di recente è stata scelta come nuovo volto di J’adore, il profumo di punta di Dior. «Ero un po’ spaventata», racconta. «Però l’idea di rappresentare un brand così affermato, che considero speciale, mi emozionava». È felice di accompagnare Rocky a ritirare i premi legati al mondo della moda. Pochi mesi fa, alla fine del 2024, è stata ai Fashion Awards di Londra, dove Rocky ha ricevuto il premio come innovatore culturale, e li ricorda così: «Ero lì per dimostrargli il mio sostegno, ha raggiunto un traguardo incredibile… Non toccava a me indossare un abito da sera». In questo periodo, protegge la sfera privata e si prende il tempo necessario per fare la mamma. Una condizione esistenziale che immagino le sia costata fatica: non dev’essere stato facile raggiungerla, considerando quant’è famosa e in vista, che ha un impero economico in crescita e che ha avuto due figli, RZA e Riot, a poca distanza l’uno dall’altro (sono nati rispettivamente nel 2022 e nel 2023). «Ti rivedi in questa descrizione della tua vita?», le chiedo, cogliendo la sua aura zen.

«Alla consapevolezza», ribatte lei proponendo un altro brindisi. «Secondo me la consapevolezza rappresenta un’evoluzione in piena regola. Ci sono momenti in cui le persone possono stancarsi di sé stesse, fare esperienze sconvolgenti oppure capire il proprio dolore, il proprio percorso. Quando diventiamo consapevoli di qualcosa, inizia una nuova epoca della nostra vita. Non riusciamo a comprenderlo perché ormai siamo cresciuti e sperimentiamo cose nuove. E non siamo sempre in grado di decifrare quel che stiamo vivendo. Esistono i dolori legati alla crescita, periodi in cui le cose sono difficili. E, quando c’è una ricompensa in vista, il diavolo ci mette alla prova. Perché sa che il premio è proprio lì, a portata di mano».

Robyn Rihanna Fenty ha pubblicato il suo primo singolo, Pon de Replay, a diciassette anni, nel 2005. In quell’anno d’oro per il pop, il suo carisma innato da star si è fatto notare in un panorama dominato da artiste come Mariah Carey, Missy Elliott e le Destiny’s Child. Due decenni e svariate evoluzioni dopo, la pop star Rihanna si è trasformata in una superstar, il cui successo duraturo deriva dall’audacia. Audacia che dimostra quando indossa capi che intimidiscono i comuni mortali, quando sovverte le aspettative che il pubblico nutre verso le celebrità e ciò che dovrebbero rappresentare, quando si prende una pausa di nove anni dalla musica perché sa che non verrà dimenticata. E ha ragione: nessuno potrebbe dimenticare il personaggio che ha reso la cultura pop molto più emozionante.

Ripensando all’adolescenza trascorsa sotto i riflettori, dice: «Avevo un sacco di dubbi. In realtà, dopo il primo disco… i dubbi sono cresciuti di pari passo con i miei album». Fra un tiro e l’altro, la sua voce si abbassa in un sussurro delicato. «A un certo punto ti convinci che avere successo, avercela fatta, essere arrivata significhi fare un disco che scala le classifiche. Se non arriva al primo posto ti sembra di aver fallito, o almeno nel mondo della musica si ragionava così, in quel periodo. In che misura sono davvero me stessa, e quanto invece è frutto dei condizionamenti esterni? È una domanda che mi ha sempre spaventata», aggiunge riferendosi al ritmo vertiginoso della sua carriera. «Me ne sono andata di casa quando ero ancora una ragazzina, abbandonando tutto ciò che conoscevo: la mia famiglia, i miei amici, la mia cultura, il cibo locale. Sono andata a vivere da sola in una metropoli, e dovevo farcela a tutti i costi, non avevo scelta. Sapevo di dovercela fare. Stavo male perché non appartenevo più al mondo che conoscevo, la distanza faceva soffrire anche i miei cari e c’era un solo modo per dare un senso a quel dolore. “Non esiste. Deve valerne la pena”, mi sono detta. E così è diventato qualcosa per cui combattere, il mio obiettivo, quello per cui mi alzavo al mattino. Ogni singolo giorno. Riuscivo a vedere i miei soltanto a Natale, quindi lavoravo e mi impegnavo tutto l’anno in attesa di riabbracciarli. Da bambina sapevo gestire moltissime emozioni, ma la delusione mi ha sempre messa in difficoltà. Non sapevo cosa farmene, in quale scatola metaforica mettere quel sentimento scoraggiante, che oltretutto porta con sé tante altre sensazioni: la delusione ti fa sentire triste, arrabbiata, ferita. Non avevo gli strumenti per affrontarla».

In realtà la sua storia non è costellata di delusioni, anzi. Rihanna è la cantante che ha venduto di più nel Ventunesimo secolo. Sette dei suoi singoli sono stati certificati disco di diamante in America e quattordici sono arrivati al primo posto della Billboard Hot 100. Ha vinto nove Grammy, ricevuto una nomination agli Oscar e recitato in cinque film. La sua performance all’intervallo del Super Bowl è stata la seconda più vista di sempre, ed è stata la prima donna nera a guidare una casa di moda di LVMH. È una figura talmente rilevante per lo Zeitgeist che nel 2024, negli Stati Uniti, i suoi dischi hanno venduto un milione di copie benché non abbia rilasciato neppure un album negli Anni 20 di questo millennio. Le chiedo se adesso riesca a gestire meglio la delusione, nelle rare occasioni in cui si presenta. «So solo che ognuno di noi decide la propria strada. E che ogni delusione, insoddisfazione, sofferenza, piacere, ogni cosa strana e difficile ha un significato per ciascuno di noi. Tutte le esperienze che facciamo ci preparano per un nuovo passo. Ripenso alla mia infanzia e mi dico: “Wow, Dio sapeva già che la mia vita sarebbe stata così. Se non avessi affrontato o fatto una determinata cosa, o se la mia famiglia non avesse avuto quel particolare senso dell’umorismo, ora molto probabilmente i commenti online mi ferirebbero a morte”. Da un certo punto di vista, mi ha preparata per ciò che mi aspettava».

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Ecco la posizione di tutto rispetto di una delle poche celebrità che conducono un’autentica vita da rockstar e hanno l’energia necessaria per affrontarla. È bellissima anche se resta sveglia tutta la notte. Chi la offende sui social deve aspettarsi una risposta a tono, scritta personalmente da @badgalriri. (Mi corregge subito quando parlo della sua indole dolce: «Non sono poi così dolce, però sono sincera», precisa.) È la celebrità preferita dalle nostre celebrità preferite, come dimostrano i video virali in cui Martha Stewart, Natalie Portman e Jennifer Lawrence confessano l’ammirazione che provano per lei.

Qualche giorno prima della nostra intervista, Rihanna ha accompagnato Rocky a ritirare un premio ai Fashion Awards di Londra. Come mi ha detto, non toccava a lei indossare un abito da sera, e per l’occasione ha sfoggiato un capospalla vintage (un cappotto a vestaglia in pelliccia azzurra, della collezione autunnale del 2002 di Christian Lacroix) con un maxi-cappello coordinato che il suo stylist, Jahleel Weaver, ha trovato negli archivi del brand. Online l’outfit ha scatenato commenti contrastanti, il pubblico l’ha amato oppure odiato senza mezzi termini, ma una cosa è certa: solo Rihanna, l’enfant terrible in carica della moda, poteva osare tanto. «Dici? Secondo me anche Pam (Anderson, ndr) avrebbe potuto farlo, ma lei l’avrebbe stretto di più in vita. Non volevo mettere un abito da sera, non mi andava proprio. Voglio indossare capi divertenti. E poi non ero lì per ritirare un premio, ci sono andata per stare accanto a Rocky e festeggiare un traguardo incredibile. Volevo godermi la serata e divertirmi. Non c’era bisogno che indossassi un abito da sera». Insieme a Rocky, che ha optato per un completo sobrio di Bottega Veneta, ha conquistato la scena. «Portavo una sopravveste arricchita da straps con cristalli, il cappello, i guanti, la vita era stretta da un corsetto e poi c’erano… oh, wow, le décolletées YSL più belle del mondo. Non riesco a credere che esistano scarpe così meravigliose, le adoro!», esclama.

a person reclining on a surface wearing a black outfit emphasizing a relaxed pose

LUIS ALBERTO RODRIGUEZ

Abito, DIOR HAUTE COUTURE.

“La musica si sta trasformando in una forma di libertà, perché il tempo trascorso nello studio di registrazione, lontano dai miei figli, serve a far fiorire una pianta che non viene annaffiata da otto anni”

È quando parla di moda (e la indossa) che Rihanna si anima davvero. La sua determinazione nell’apparire al meglio non conosce limiti, e per lei una banale commissione di tutti i giorni richiede lo stesso impegno sartoriale di una cena da Giorgio Baldi, un ristorante italiano che va di moda fra le celebrità di L.A. Come fa ad avere tutta questa energia? «In realtà non ce l’ho», risponde sincera. «È strano che tu me lo chieda, perché sono esausta, stanchissima. Ho dato, basta così. A volte ho semplicemente fame. L’altra sera, per esempio, sono andata da Giorgio con una tuta intera di Savage. Mi sono detta: “Sono disposta soltanto a mettermi i tacchi, nient’altro. Voglio solo mangiare. Perché devo mettermi in tiro per una semplice cena? Mi interessa solo il cibo”». Il suo aspetto, da sempre leggendario, è entrato in una nuova stratosfera durante le gravidanze, quando ha ridefinito, in piena autonomia, le regole di stile per le future madri. Incinta del primo figlio, ha indossato un abito lingerie di Dior completamente sfoderato, mostrando il pancione con orgoglio; alla seconda gravidanza, ha sfoggiato un Alaïa in pelle color cioccolato a fasce e un Jean Paul Gautier vintage in mesh con scollo all’americana e schiena scoperta, abbinandolo a un bikini con paillettes. Quella che avrebbe potuto essere una semplice esibizione di outfit incredibili si è trasformata in una posizione trasgressiva e dal profondo significato politico, che ha influenzato il dibattito sul corpo in gravidanza, in particolare sul suo aspetto e abbigliamento. Adesso, nella nuova realtà del postpartum, Rihanna sta ancora ragionando su come adattare il proprio stile.

«Ho l’impressione che ora anche vestirsi sia una lotta», mi spiega. «È tutto molto… logico. Cos’ha più senso? Cos’è più semplice? Cos’è più veloce? Cerco di non pensare troppo a tutte queste cose, ma sto pur sempre uscendo di casa. E questo tipo di pensieri ti blocca sulla porta. Quanta energia devo investire nel prepararmi? Mi trucco e sistemo i capelli, poi guardo nell’armadio e cerco di capire quali sono i tre capi che, insieme, possono avere un senso. È una cosa che ti confonde. La moda invece è divertimento puro, mi manca quell’aspetto». Rihanna è stata una delle prime sostenitrici di Jawara Alleyne, lo stilista giamaicano-caymaniano che vive a Londra e si sta facendo strada nel fashion system con T-shirt e abiti destrutturati, che taglia e riassembla usando spille da balia. «Rihanna ha l’abilità innata di trasformare qualsiasi cosa indossi in uno statement, ed è una capacità potentissima», ha detto Alleyne, che ha realizzato alcuni capi appositamente per lei. «La gente la vede vestire le mie creazioni e capisce all’istante il valore e l’etica del mio lavoro. È l’epitome della sicurezza in sé stessa, della creatività e dell’autenticità, caratteristiche che si sposano alla perfezione con la mia visione di stilista».

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LUIS ALBERTO RODRIGUEZ

Corsetto, shorts, tutto DIOR.

“La delusione mi ha sempre messa in difficoltà. Non sapevo cosa farmene di quel sentimento, che porta con sé altre sensazioni: ti fa sentire triste, arrabbiata, ferita”

Rihanna mi confessa che le scelte in fatto di abbigliamento stanno «tornando a essere divertenti. Sto iniziando a ricordare cosa mi piaceva della moda: la giustapposizione di capi, l’abbinare vestiti in modo inaspettato. Il mio stato d’animo, che è stato per un po’ in modalità “mamma”, ha sempre influenzato il mio stile».

Basta dare un’occhiata alla foto che ha scelto come sfondo del telefono per capire che i figli sono sempre nei suoi pensieri. Gli scatti dei bimbi illuminano lo schermo e le chiedo di descrivermeli, di aggiungere qualcosa alle immagini adorabili che abbiamo visto sui social. «RZA è molto empatico», spiega Rihanna. «È un bambino magico che adora la musica e le melodie. Gli piacciono i libri e ama l’acqua: fare il bagnetto, nuotare in mare o in piscina, stare in spiaggia… tutto, insomma. E Riot mi fa morire dal ridere. Si mette a strillare e gridare appena si sveglia, ma non per lamentarsi di qualcosa. Vuole soltanto cantare, e ogni volta penso: “Ci risiamo! Ecco la mia sveglia mattutina!”. Non accetta che qualcuno gli dica di no. Ti giuro che non so da chi abbia preso», precisa, delineando un’indole vivace che, a quanto ho potuto vedere, non sembra poi così diversa dalla sua. «No, non è così! Aspetta di conoscerlo!». Riot deve il suo nome a Pharrell Williams, che nel 2023 ha collaborato con A$AP Rocky per il singolo omonimo. «Ce l’ha proposto pensando che avremmo avuto una bimba, si era fatto quell’idea leggendo qualcosa online. Pharrell è una persona molto profonda, per nulla superficiale. Non butta mai lì cose approssimative, racconta le storie per filo e per segno, con tutti i dettagli: di un determinato evento ti dice il mese e l’ora in cui è accaduto, che atmosfera c’era». Rihanna mi racconta che RZA ha faticato un po’ con l’arrivo di Riot, «come succede a tutti i primogeniti. All’inizio Riot ha accettato il ruolo di fratello minore. Adesso invece sa di essere lui a comandare».

Quando, nei primi mesi del 2022, la notizia della gravidanza di Rihanna è diventata di dominio pubblico, era difficile immaginare che due dei personaggi più cool del panorama musicale potessero abbandonare i locali notturni per frequentare i ristoranti Chuck E. Cheese, che offrono intrattenimento per i più piccoli. Rihanna mi racconta che «la cosa più bella» di Rocky è «come fa il padre. Ricopre questo ruolo in modo puro, affascinante. A volte mi dà un po’ sui nervi, perché ci sono giorni in cui i nostri figli stravedono più per lui che per me», dice. «E allora mi viene da pensare: “Ma lo sapete chi vi ha fatti crescere nella sua pancia e vi ha fatto uscire, una spinta dopo l’altra?”. Lo adorano, e alla fine vederli insieme è uno spettacolo davvero incredibile».

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LUIS ALBERTO RODRIGUEZ

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“Quello che mi resterà in futuro è questo momento, il qui e ora. Tante altre cose sfuggono al mio controllo, ma questa è l’unica che posso governare davvero”

Rocky e Rihanna sono cresciuti insieme sulla scena musicale. Prima di ufficializzare il loro legame facevano serata negli stessi locali, partecipavano l’uno ai video dell’altra e nel 2012 hanno flirtato durante una performance agli MTV Video Music Awards. Quando nel 2019 si sono finalmente messi insieme, sono diventati i Bonnie e Clyde dell’epoca millennial, ma con una bellezza quasi irreale. Vengono avvistati tanto nei bar anonimi di New York quanto nei ristoranti più in voga della città. Rihanna racconta che, dopo essere rientrati dai Fashion Awards, lei era (comprensibilmente) pronta per andare a dormire, ma Rocky aveva in mente tutt’altro. Prima tappa: un giro in tarda serata dal famosissimo Joe’s Pizza. «Poi mi fa: “Ho voglia di andare in una sala giochi”», e alla fine si sono ritrovati al Radio, un bar con un vecchio juke-box nonché uno dei loro posti preferiti. «Gli ho detto qualcosa tipo: “Ho addosso un paio di ciabatte Ugg, una tuta e una faccia distrutta perché mi sono appena svegliata”». Mi spiega che cercano di evadere il più possibile dalla torre d’avorio delle celebrità, soprattutto a New York, città natale di Rocky in cui è più facile confondersi tra la folla. «Ci piace mangiare in mezzo alla gente. Ci piace fare shopping in mezzo alla gente. Ci piace passeggiare per strada in mezzo alla gente. Non mi piacciono i privé. Non voglio che i negozi vengano chiusi per noi. Non mi piace la vita isolata da principessa, è troppo solitaria. E poi, da cosa devo proteggermi? In questo modo sono io a permettere che la gente mi privi della vita che invece potrei fare». A giudicare dalle foto dei tabloid in cui la coppia ride, canta nei karaoke e si bacia nei bar, i due sembrano vivere come se nessuno li osservasse, anche se in realtà sono tenuti d’occhio da milioni di persone. «Per noi è una cosa importante, soprattutto per lui», commenta Rihanna. «Malgrado le difficoltà che stiamo affrontando nella vita, nelle nostre carriere e come genitori, Rocky mi dice sempre: “Ti ricordi quando eravamo solo amici? Ti ricordi quando ci divertivamo da amici?”».

Tre giorni dopo aver dato alla luce RZA, Rihanna ha partecipato a una call su Zoom. «Dopo aver partorito Riot», ricorda, «sono andata a una riunione di persona, tre giorni dopo essere uscita dall’ospedale, con una vestaglia e una pancia che mi faceva sembrare ancora incinta». Nemmeno le icone possono godersi un congedo di maternità come si deve. Ma è questo il livello di impegno che Rihanna mette nelle sue numerose attività. «Ci tengo perché portano il mio nome», dice. «Non voglio che venga associato a qualcosa in cui non credo». Oltre a occuparsi del poliedrico Fenty Beauty (fondato nel 2017, oggi produce anche di prodotti di skincare e per capelli), ha ampliato la linea Savage X Fenty, brand di successo specializzato in biancheria intima, pigiami e activewear, e rilanciato Fenty x Puma, la collaborazione con il colosso dell’abbigliamento sportivo in pausa dal 2018.

E c’è di più, perché Rihanna non ha nessuna intenzione di fermarsi: «Voglio sperimentare con l’arredamento, con il design d’interni». Le chiedo se ha mai pensato al vino, riferendomi alle foto dei paparazzi degne di un meme che la ritraggono mentre esce da vari ristoranti con un calice in mano. «Sai una cosa?» ribatte dopo qualche secondo. «Credo che mi occuperò anche di vino, a un certo punto. Ma rispetto l’arte che serve per produrlo, e mi piacerebbe avere un vigneto di famiglia». Le domando se ritiene di avere il proverbiale tocco di Mida per quanto riguarda gli affari. Perché la gente si fida dei suoi prodotti? «Personalmente non ho mai sottovalutato i clienti, ma temo che tanti facciano questo errore. Sono convinti di poterli prendere in giro, di poter vendere loro un ideale di bellezza. Non so se dipenda dal fatto che viviamo in un’epoca dominata dai social o se siano semplicemente cambiati i tempi, ma la gente non è stupida. Vede quello che succede e capisce il marketing, ne comprende le strategie. Si accorge subito di un comportamento falso».

«Credo che Rihanna abbia successo perché non forza le cose. È fatta così, punto e basta» riflette Willo Perron, collaboratore creativo di lunga data con cui ha messo a punto i suoi tour mondiali, le sfilate di Savage X Fenty e la performance al Super Bowl del 2023. «Le viene naturale e non si preoccupa di cosa fanno gli altri. Si concentra su ciò che vuole creare e su come vuole esprimersi. È una coolness disinvolta che nasce dal fatto che non ha bisogno di sforzarsi: è una qualità innata».

Lavorare ai livelli altissimi su cui Rihanna non transige diventa più complicato se bisogna gestire le esigenze costanti della maternità, e ogni impegno si trasforma in un calcolo molto preciso. «Tutte le decisioni che prendo ruotano attorno ai miei figli, ma tutto quello che faccio e amo riduce il tempo che passo con loro» racconta. «E così provo uno strano rancore verso ciò che amo. Ogni volta che rispetto un impegno, ho l’impressione che qualcosa ne risenta. E durante quell’impegno sento di non dare il massimo perché c’è sempre in ballo qualcos’altro. Mi sento davvero in colpa nei confronti di me stessa. Non mi piace deludere la gente, però so che la persona che deludo di più sono io. Questo significa che qualcosa deve cambiare, ma come dicevo c’è sempre qualcosa in ballo. A volte devo ricordarmi che ho chiesto io tutto questo, che amo quello che faccio. Mi sforzo di trovare un equilibrio per potermi sentire appagata facendo il mio lavoro, per non sentirmi in colpa nei confronti di nessuno».

Il che ha significato anche accantonare, per un po’, alcune passioni. A dire il vero Anti, l’ultimo disco di Rihanna nonché il più acclamato dalla critica, è uscito nel 2016; da allora è passato talmente tanto tempo che gli esponenti della Gen Z e i ragazzi ancora più giovani non la vedono come una cantante: con ogni probabilità, la percepiscono più come una presenza costante del mondo degli affari e della cultura. La musica è l’ambito in cui anche i suoi fan più accaniti diventano critici spietati, impazienti dopo un’attesa di nove anni. Rihanna ha riascoltato il disco di recente, analizzando la propria musica senza adottare una prospettiva autoriale, ma quella di un fan. «Riesco ad ascoltarlo dall’inizio alla fine senza vergognarmene», dice. «Una volta mi vergognavo sempre, e in realtà non mi piace risentire la mia musica. Con Antiperò è diverso, riesco a sentirlo perché è come se non fossi io a cantare. È l’unico disco che mi fa vivere un’esperienza extracorporea, ma non da… Hai presente quando senti la tua voce registrata su una segreteria e ti vengono i brividi?».

Passare del tempo con la sua musica, ma anche prenderne le distanze, le ha mostrato come vuole trasformarla. «Credo che per me la musica rappresenti la libertà. L’ho capito da poco. Ho appena risolto l’enigma del prossimo disco. E ho davvero un ottimo presentimento, anche se so di averlo già detto in passato». Sono circolate parecchie voci sullo stile di R9, il nome che i fan hanno dato al disco tanto atteso. Nel 2018 si parlava di un album reggae, ma Rihanna smentisce subito l’ipotesi: «Assolutamente no! Al momento non c’è ancora un genere preciso, ed è per questo che ho voluto aspettare. A ogni proposta rispondevo: “No, questa non sono io. Non va bene. Non rispecchia la mia crescita. Non rispecchia la mia evoluzione. Non è la scelta giusta, non fa per me. Non posso portarla in tour per un anno”.

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Dopo un po’ ci ripensavo e mi dicevo che il tempo trascorso lontano della musica doveva influenzare quello che avrei fatto sentire al pubblico. Il prossimo disco deve avere un valore, un peso ben preciso. Devo dimostrare a tutti che valeva la pena di aspettare. Non posso far uscire qualcosa di mediocre. Dopo un’attesa di otto anni, si può aspettare ancora un pochino».

Non rivela i dettagli, ma mi confessa di sentirsi «molto ottimista. Credo di aver fatto le scelte giuste. Mi sembra che il disco rispecchi appieno il momento che sto vivendo e che devo vivere, e voglio che sia così. Questo album deve uscire, e sono pronta per ciò che mi aspetta. La musica si sta trasformando in una nuova forma di libertà, perché il tempo trascorso nello studio di registrazione, lontano dai miei figli, serve a far fiorire una pianta che non viene annaffiata da otto anni. Anni in cui in realtà ho registrato dei pezzi, che però non mi convincevano. Ero alla ricerca della cosa giusta, ho vissuto varie fasi in cui volevo cose diverse. “Voglio fare questo tipo di disco e non un altro.” So che non sarà quello che la gente si aspetta, non sarà un album “digeribile”, commerciale o adatto alle radio. Sarà la giusta espressione del mio senso artistico in questo momento. Finalmente ho capito cosa voglio!».

Fino all’uscita dell’album, Rihanna sarà la nuova testimonial di J’adore, il leggendario profumo di Dior. Aveva già collaborato con la Maison nel 2015, quand’era comparsa in una campagna come brand ambassador, ma il loro rapporto ha radici molto più profonde. «A farmi conoscere J’adore Dior è stata mia madre, che vendeva profumi in un duty-free. Quando i tester stavano per finire e andavano sostituiti, li portava a casa. E ce n’era sempre uno di J’adore. Il mio amore per quella fragranza è nato così». E poi è un nome divertente da pronunciare. Rihanna mi insegna a dirlo come fa lei nelle pubblicità, con un tono deciso e sensuale. Per qualche minuto, non facciamo altro che mormorare “J’adore” a turno. Lo shooting della campagna è stato realizzato nella Reggia di Versailles alla vigilia del trentaseiesimo compleanno di Rihanna. A mezzanotte in punto Rocky le ha fatto una sorpresa presentandosi sul set con i bambini per festeggiare.

Mentre rievoca quel ricordo commovente, capisco che si sta concedendo il tempo di godersi una vita che ha costruito nell’arco di due decenni, e che la privacy – la sua e quella dei suoi figli – è fondamentale. «Voglio essere presente nelle loro vite. Voglio che vedano la vita in tutti i suoi aspetti. Non è un’opportunità scontata, ma un dono».

«Invecchiare fa schifo, però è anche una benedizione» dice, e la ascolto con attenzione. In fondo, malgrado l’imprevedibilità dell’esistenza unica che conduce, è riuscita a trasformare in realtà i sogni legati alla dimensione familiare, ed è ben consapevole della sua sacralità.

«Quello che mi resterà in futuro è questo momento, il qui e ora. Tante altre cose sfuggono al mio controllo, ma questa è l’unica che posso governare davvero. Ciò che mi rimarrà è appunto il modo in cui uso il tempo che ho a disposizione. Sono presente per le persone che mi circondano? Sono riconoscente? Cosa sto facendo per rendere felice questo momento? Sto creando dei ricordi? In questo periodo, tra l’altro, preferisco non spendere denaro per oggetti materiali, ma piuttosto per vivere esperienze, perché nessuno potrà mai togliermele. Qualcuno potrebbe rubarmi tutto quello che ho, proprio adesso, ma di certo non potrà mai privarmi di un ricordo, di un vissuto, di una sensazione, di un profumo che mi riporta a un determinato momento. Alcune cose diventano semplicemente più importanti, con il trascorrere degli anni».

TEAM CREDITS

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Photography: LUIS ALBERTO RODRIGUEZ

Styling: CARLOS NAZARIO

Creative Director: LAURA GENNINGER

Hair: YUSEF WILLIAMS

Make-up: PRISCILLA ONO

Manicure: KIM TRUONG

Entertainment Directors: NOJAN AMINOSHAREI, ANDREA CUTTLER

Visual Director: NATASHA LUNN

Production: DAY INTERNATIONAL

Set Design: PHILIPP HAEMMERLE

Special thanks: JEN O HILL, FENTY CORP

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Editor in Chief: MASSIMO RUSSO

Executive Creative Directors: LEE SWILLINGHAM & STUART SPALDING @ Suburbia Agency

Creative Fashion Director: SISSY VIAN



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