I NUMERI DEL LAVORO/ Veneto, la partenza in salita del 2025 di agricoltura e servizi

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Male, ma non malissimo, segno della volubilità delle dinamiche del mercato del lavoro, più che di una crisi strutturata e duratura. Per il mercato del lavoro dipendente privato in Veneto il bilancio del primo mese del 2025 (analizzato dall’agenzia VenetoLavoro) è negativo per 900 posizioni di lavoro, risultato meno favorevole di quello registrato nel 2024, anno in cui il saldo di gennaio era stato positivo (+660), analogamente a quanto osservato nel 2019 (+830).



Al rallentamento osservato rispetto allo stesso mese dello scorso anno contribuisce l’incremento nelle cessazioni (+3%), a fronte di una stabilità nelle assunzioni. Dal punto di vista contrattuale, il bilancio registrato nel mese di gennaio in riferimento al tempo indeterminato è positivo (+6.800) e superiore a quello del 2024 (+5.200) a seguito dell’aumento degli ingressi tramite trasformazione/qualificazione (+15%) e al leggero calo delle cessazioni (-3%). Per quanto riguarda il tempo determinato, il bilancio mensile è negativo (-7.800) e in peggioramento rispetto a quello dello scorso anno (-4.700) a seguito dell’aumento delle uscite sia tramite trasformazione/qualificazione (+16%), sia tramite cessazione (+6%).

Finanziamenti e agevolazioni

Agricoltura

 



In merito all’apprendistato, il saldo occupazionale relativo al primo mese del 2025 è prossimo allo zero e risulta in progressiva contrazione sul biennio precedente; tale risultato si lega a una riduzione degli avviamenti (-9% sull’analogo mese del 2024) e a un aumento delle conferme al tempo indeterminato (+7%).

La stabilità del volume delle assunzioni registrate a gennaio 2025 rispetto a quanto osservato nel primo mese del 2024 è il risultato del bilanciamento tra l’aumento delle attivazioni riguardanti la componente maschile (+3%) e la riduzione rilevata per la componente femminile (-5%). Tali variazioni osservate per i due generi si registrano anche distinguendo per tipologia oraria, ovvero tra contratti full-time e part-time. L’incidenza del part-time sul totale delle assunzioni rimane particolarmente elevata: nell’ultimo mese è pari al 27% e risulta stabile sul 2024 e in aumento sul 2023 per entrambi i generi; essa risulta pari al 17% per gli uomini e al 45% per le donne.



Con riferimento alle principali caratteristiche socio-anagrafiche, il bilancio occupazionale del primo mese del 2025 risulta negativo per tutte le componenti, esclusi gli stranieri per i quali rimane seppur di poco positivo, e diffusamente in peggioramento rispetto allo stesso periodo del 2024. In confronto all’anno precedente le assunzioni mensili mostrano un calo tra gli italiani (-3%), le donne (-5%) e gli adulti (-3%), mentre segnano un aumento tra gli stranieri (+6%), gli uomini (+3%), i giovani (+3%) e i senior (+5%).

Il saldo del primo mese del 2025, positivo esclusivamente nelle province di Rovigo, Treviso e Vicenza, risulta in peggioramento rispetto a quello di gennaio 2024 in tutti i territori, a eccezione della provincia di Belluno dove rimane stabile. La domanda di lavoro nel mese resta invariata a Treviso, diminuisce nei territori di Belluno (-5%), Padova (-4%), Rovigo (-6%) e Vicenza (-5%), mentre aumenta a Verona (+5%) e Venezia (+4%).

Dal punto di vista settoriale, i dati riferiti a gennaio 2025 mostrano andamenti differenziati tra i tre macro-settori. Per l’agricoltura il saldo (-800 unità) è più sfavorevole di quello dell’analogo mese del biennio precedente per via di un incremento nelle cessazioni (+13% sul 2024) superiore a quello rilevato per le assunzioni (+8%). I bilanci degli altri due macro-settori sono prossimi per volumi ma di segno opposto.

L’industria nel complesso, al lordo delle costruzioni, registra un bilancio mensile positivo (+3.900) in leggero miglioramento sul 2024 – sebbene al di sotto dei livelli del 2023 – grazie al lieve incremento delle attivazioni (+1%) e alla riduzione delle cessazioni (-4%). L’aumento del bilancio mensile rispetto allo scorso anno si lega alle migliori performance registrate nelle costruzioni (+1.400) e nel metalmeccanico (+1.200), comparto quest’ultimo che beneficia di una marcata riduzione delle cessazioni (-7%). In lieve contrazione risulta invece il saldo occupazionale del made in Italy, in particolare nel tessile-abbigliamento che registra una riduzione della domanda di lavoro nel mese come accade nelle altre attività del settore, ad esclusione dell’industria alimentare (+4%).

Contributi e agevolazioni

per le imprese

 

Nel terziario il saldo mensile, negativo per -3.900 unità, risulta meno favorevole dell’anno precedente (-2.500) ma in linea con i livelli del 2023. Il ridimensionamento del bilancio del macro-settore rispetto a gennaio 2024 è legato al peggioramento del saldo mensile nei servizi turistici (-3.800, era -3.400), nell’ingrosso e logistica (-100, era +300) e nei servizi di pulizia (-200, era +200).

I contratti attivati nel primo mese del 2025 nel terziario sono numericamente inferiori rispetto allo scorso anno (-4%), in particolare per quanto concerne i servizi turistici (-2%) e quelli di pulizia (-17%), oltre che, all’interno del terziario avanzato, l’editoria e cultura, ambito condizionato dai picchi di attivazioni di contratti di brevissima durata associati alle attività cinematografiche.

Le conclusioni contrattuali registrate a gennaio risultano in aumento rispetto ai livelli dell’analogo mese del 2024 grazie alla crescita delle cessazioni per fine termine (+8%, che interessa l’agricoltura e alcuni ambiti nei servizi, in particolare quelli turistici); anche i licenziamenti economici individuali segnano un incremento (concentrato in alcune tipologie di aziende del made in Italy), seppur quantitativamente più contenuto (+7%). Calano invece le cessazioni per altre motivazioni, soprattutto per dimissioni e recessi del lavoratore (-6%), in alcuni ambiti del secondario – come quello metalmeccanico – e dei servizi.

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