Il tema rinnovabili torna alla ribalta in Sicilia, o quasi.
E’ un momento di grande operosità all’interno delle Commissioni all’Ars. I 150 emendamenti allo stralcio del ddl 738 tengono banco e tanta è la carne al fuoco. Uno, già per certo, è rimasto al palo, riposto in soffitta fino a nuove disposizioni e riguarda il campo dell’energia e dell’economia circolare. Già da qualche settimana la discussione in IV Commissione Ambiente, territorio e mobilità, presieduta da Giuseppe Carta, è rimbalzata da una convocazione all’altra, rimandando così l’esame sul disegno di legge in materia. Nel corso della seduta di ieri è sopraggiunta la decisione di non pronunciarsi e archiviare il tutto. Il motivo? L’attesa per la sentenza del Consiglio di Stato sul decreto Aree idonee.
Diramata dal governo nazionale, la norma nasce per allineare il Paese agli ambiziosi obiettivi green europei, ma fin da subito è stata oggetto di dibattiti e contrasti per l’effettivo sviluppo delle rinnovabili e delle politiche climatiche, ma anche per l’indipendenza e la sicurezza energetica (CLICCA QUI). Un filone di polemiche che ha toccato e coinvolto anche la questione della legittimità costituzionale, sollevata con riferimento alla disciplina del dl Agricoltura. Lo scorso novembre il Consiglio di Stato aveva sospeso in via cautelare un passaggio del decreto ministeriale sulle aree idonee che dava alle Regioni la possibilità di rispettare le aree idonee già indicate dal decreto 199/2021 a sua volta attuativo della direttiva Ue 2018/2001 sulla promozione delle rinnovabili. I giudici di appello avevano stabilito che le Regioni dovessero garantire l’osservanza delle aree idonee già individuate dalle leggi nazionali, senza discrezionalità, fino a una decisione nel merito. I ricorsi contro il decreto lamentavano investimenti in impianti in aree individuate dallo Stato come idonee, che poi le nuove disposizioni hanno consentito alle Regioni di non considerare tali. La Sardegna, la prima a recepire il decreto ministeriale in una legge regionale lo scorso dicembre, ha definito il 99% del proprio territorio non idoneo ad accogliere impianti di energia da fonte rinnovabile. Norma però ripresa e contestata a fine gennaio dal Consiglio dei ministri che ne ha contestato la legittimità, rimandando il giudizio alla Corte costituzionale, e dettando una linea d’indirizzo sulle modalità di recepimento del decreto da parte delle Regioni.
Dunque tutto rimandato. Una decisione che inevitabilmente si ripercuote anche sulla Sicilia. La sentenza dovrebbe arrivare entro la fine di marzo e solo dopo la sua pronuncia si procederà e presumibilmente attraverso un disegno di legge governativo, su proposta dell’assessore in materia. Ma da cosa bisognerà ripartire?
Certamente, oltre a doversi riallineare con le nuove direttive, l’Isola dovrà fare i conti anche con gli obiettivi nazionali e regionali di decarbonizzazione e di burden sharing, la ripartizione regionale della quota minima di incremento dell’energia prodotta con fonti rinnovabili, oltre che ridimensionare e ridurre l’impiego di materiali e prodotti finiti, come il cemento, l’acciaio, il ferro o l’alluminio, per contenere le emissioni di CO2 derivanti sia dai siti di produzione sia dai trasporti.
La Sicilia già da tempo si era adoperata emanando un decreto per l’individuazione delle aree non ideone per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonte fotovoltaica ed eolica, tra cui quelle a rischio idrogeologico e quelle da tutelate. Ma la rincorsa è ancora lunga e le sfide sono imminenti, considerando anche gli ampi margini di crescita che un settore come quello delle rinnovabili è pronto ad offrire e servire ad una terra come la Sicilia. Non sorprendono infatti i dati emersi nel corso dell’ultimo convegno della Cgil Sicilia, tenuto nel Trapanese, presso il Cnr di Capo Granitola, con oltre cinquemila i nuovi posti di lavoro attesi entro il 2028.
Secondo l’Osservatorio R.E.gions 2030 la Regione risulta prima sul fotovoltaico, con 5,9 GW autorizzati dal 2019, il 39% del totale, e seconda per l’eolico con 753 MW, il 24% del totale sempre dal 2019, mentre si conferma non brillare per potenza installata, che a fine 2023 ha fatto registrare 4,7 GW, di cui 4,4 GW fra fotovoltaico ed eolico. A tenerne in scacco lo sviluppo sono quasi sempre gli iter burocratici, principalmente legati alle autorizzazioni, che inchiodano l’80% dei progetti autorizzati e mai realizzati.
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