Settantunenne di Verona riceveva un assegno sociale di 399 euro, lo Spi Cgil ottiene 15 mila euro di arretrati e l’aumento a 600 euro

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L’integrazione al minimo della pensione, la maggiorazione sociale, l’assegno di vedovanza, sono tutte prestazioni previdenziali a carattere assistenziale, ovvero che riguardano le fasce economicamente più esposte della popolazione e che l’Inps non eroga automaticamente, ma soltanto su richiesta. Come spiegato dallo Spi Cgil Verona, spesso però pensionate e pensionati non sono a conoscenza di tali possibilità, oppure non sanno o non sono sicuri di possedere i requisiti richiesti. È appunto qui che entra il gioco la funzione di tutela individuale del sindacato dei pensionati Spi Cgil Verona che, in collaborazione con il patronato Inca Cgil, istruisce la pratica di ricostruzione della pensione, vale a dire il ricalcolo dell’importo finale, in ragione del diritto fino ad allora rimasto “inespresso”.

Dallo Spi Cgil Verona precisano che spesso si tratta di «cifre relativamente esigue, tra i 25 e i 50 euro mensili, ma che su una pensione in partenza già particolarmente “leggera” possono fare la differenza». Ciò soprattutto se si tiene conto degli eventuali arretrati che nel frattempo possono essere stati maturati. Dal sindacato ricordano che il trattamento minimo 2025 per le pensioni di lavoratori dipendenti e autonomi è di 603,40 euro mensili, più un “boost” del 2,2% per il 2025 che porta l’assegno a 616,67 euro.

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I dati del 2023

Durante il 2023 lo Spi Cgil Verona fa sapere di aver recuperato sul territorio provinciale «poco più di mezzo milione di euro (502.159 euro)», dei quali 471.222 euro a titolo di arretrati e altri 30.927 a titolo di incremento mensile. E il conto consuntivo relativo all’anno solare 2024, ancora in attesa dello sblocco di alcune pratiche, presenterebbe «dati aggregati anche migliori». In rapporto al numero di pratiche, che in totale sono 243, significa «un recupero monetario medio di 2.066 euro a pratica, di cui 1.939 euro a titolo di arretrati e 127 euro come beneficio mensile continuativo».

Più nel dettaglio, il caso forse più eclatante riportato dallo Spi Cgil è quello di un settantunenne di Verona, titolare di assegno sociale dell’importo di 399 euro, a cui sono stati riconosciuti ben 15 mila euro di arretrati e una maggiorazione sociale di 200 euro mensili che hanno portato così la sua pensione alla soglia dei 600 euro al mese. Un’altra vicenda riguarda invece un signore di Roverchiara nemmeno cinquantenne, classe 1978, inabile al 100%, titolare di una pensione di invalidità di appena 343,66 euro, il quale si è però potuto portare a casa un aumento di 391,39 euro mensili. Ad una signora ottantottenne di Pastrengo, invece, con 641 euro di reversibilità (dunque lievemente più alta della minima), lo Spi Cgil Verona è riuscito a far riconoscere un incremento di 52,91 euro al mese e cinque anni di arretrati.

L’importanza della ricostruzione pensionistica

Silvano Lodola, operatore responsabile della sede Spi Cgil di Verona, spiega: «Quando parliamo di assegni sociali, pensioni di invalidità, indennità di accompagnamento o altre prestazioni assistenziali vale sempre la pena di valutare una ricostruzione pensionistica». Adriano Prina della segreteria Spi Cgil Verona aggiunge: «L’appello è rivolto soprattutto a parenti, amici, volontari che possono aiutare anziani e anziane con pensioni basse a far valere i loro diritti, accompagnandoli al sindacato o al patronato».

Stando ai numeri forniti dallo Spi Cgil Verona, in relazione alla tipologia di diritto, il 45% delle pratiche hanno riguardato la ricostruzione della pensione in base al trattamento minimo (Legge 335/95), il 22% ricostruzioni per maggiorazioni sociali, il 16% ristrutturazioni di assegno vedovile (Anf). Il restante 16% è stato relativo al ripristino di provvidenze economiche da invalidità civile. «Può capitare, – evidenziano infatti dal sindacato – che la prestazione di invalidità civile venga revocata o sospesa per sopravvenuta perdita del requisito socio-economico. Qualora si dimostri che il requisito in oggetto sia stato ripristinato, si può chiedere il ripristino anche della prestazione». Con le sue 13 sedi lo Spi Cgil Verona opera su tutto il territorio provinciale: il 48% delle pratiche sono state elaborate nel capoluogo, il 13% nella sede di Caprino che fa da riferimento per il nord-ovest veronese, mentre il 17% nella sede di Villafranca (ovest veronese) e il 12% in quella di Legnago che fa da riferimento per la pianura, infine, il 10% a San Bonifacio (est veronese).

«Consulenza e tutela individuale rappresentano una componente importante, forse la più visibile e tangibile dell’attività dello Spi Cgil Verona, che tuttavia non svolge solo funzione di patronato», commenta il segretario generale Spi Cgil Adriano Filice che poi aggiunge: «I circa 135 tra volontari e collaboratori che ogni giorno animano le sedi scaligere (leghe) operano sulla base di una precisa idea di società, che si sostanzia in primo luogo nel concetto di universalità dei diritti: al lavoro, alla salute, alla pensione dignitosa, per la parità di genere, l’equità e la giustizia sociale, la legalità. Questo perché la Cgil e quindi lo Spi sono un sindacato generale, portatori di una propria visione di società e di un proprio programma socio-politico».



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