Usa vs Ue: scontro all’Onu

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La giornata di ieri all’Onu, coincisa con il terzo anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, sarà ricordata come uno spartiacque nel sostegno internazionale a Kiev. Per ben due volte, gli Stati Uniti si sono schierati con la Russia e contro gli alleati europei in altrettante votazioni sul conflitto, infliggendo un durissimo colpo all’unità occidentale. All’Assemblea Generale, Washington ha votato con Mosca contro una risoluzione presentata dall’Ucraina che definiva la Russia “aggressore” e chiedeva il ritiro delle forze russe dai propri confini. Il documento – approvato da tutti i paesi europei con l’eccezione dell’Ungheria, è comunque passato con 93 sì, 18 no e 65 astenuti tra cui la Cina. Poco dopo, al Consiglio di sicurezza – nonostante i disperati tentativi di Francia e Regno Unito di ritardarne la votazione – i rappresentanti russi e cinesi hanno appoggiato un testo presentato dagli Usa, che chiedeva la “rapida fine della guerra” ma senza condannare Mosca. Si è consumata così, nel giro di poche ore, una frattura inimmaginabile fino a poche settimane fa tra le due sponde dell’Atlantico: entrambi i voti, infatti, hanno mostrato in modo inequivocabile come il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca non solo corroda il sostegno Usa a Kiev, ma stia minando alla base l’alleanza transatlantica che ha sostenuto la sicurezza europea dalla fine della Seconda Guerra mondiale. “Non è tanto il voto in sé – ha commentato l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton – quanto il fatto che ora siamo schierati con quella che è sempre stata la principale minaccia della Nato”.

Anniversario a tinte fosche?

La giornata era iniziata con gli occhi puntati su Kiev, dove una dozzina di leader europei avevano partecipato agli eventi pubblici in occasione dell’anniversario dell’invasione russa. Accanto ai coniugi Zelensky hanno sfilato Justin Trudeau e il premier spagnolo Pedro Sanchez, come pure i leader dei Paesi baltici e di quelli nordici, i più preoccupati e solleciti nel sostegno militare all’Ucraina. Assente invece la premier italiana Giorgia Meloni, per “impegni istituzionali” come pure Emmanuel Macron e Keir Starmer in viaggio negli Stati Uniti. Da Berlino, il cancelliere in pectore Friedrich Merz ha esortato a costruire una “Difesa comune europea”, incassando le congratulazioni di Zelensky, mentre Washington non ha inviato nessun funzionario di alto livello per l’occasione. In prima fila, la presidente Ursula Von der Leyen ha ricordato che “nella lotta per la sopravvivenza non è solo il destino dell’Ucraina ad essere in gioco, ma quello dell’Europa”. Con un cambio di rotta repentino rispetto alla presidenza Biden, Trump negli ultimi giorni ha definito il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy “un dittatore” che “non vuole tenere le elezioni”, ha suggerito che l’Ucraina sia responsabile per la guerra e ha posto fine a tre anni di isolamento diplomatico di Putin. I funzionari statunitensi hanno anche indicato all’Ucraina che le sue speranze di entrare nella NATO difficilmente si realizzeranno e che probabilmente non riavrà indietro il territorio occupato dall’esercito russo, che equivale a quasi il 20% del paese.

Scontro anche al G7?

Nelle stesse ore in cui all’Onu si votava e a Kiev si commemorava l’inizio della guerra, la portata del solco che separa Stati Uniti e Unione Europea è apparsa in tutta evidenza nella riunione del G7, dove i paesi membri stentano a trovare un accordo sul comunicato congiunto per l’anniversario dei tre anni di guerra. Il nodo riguarda il veto di Washington sull’uso della parola “aggressione” da parte della Russia nei confronti di Kiev, scontratosi con la fermezza egli altri stati membri, per cui qualsiasi ammorbidimento dei termini equivarrebbe a una vittoria per Mosca. L’attuale amministrazione, secondo fonti diplomatiche, è in disaccordo anche sull’ipotesi di ulteriori sanzioni contro la Russia per cui, al contrario, Trump ha ventilato la prospettiva di un ritorno nel G7, da cui era stata espulsa nel 2014 dopo aver annesso illegalmente la Crimea. Intanto Trump ha dichiarato a sorpresa che il leader russo Vladimir Putin accetterebbe “forze di pace europee in Ucraina” come parte di un potenziale accordo per porre fine alla guerra. “Gli ho fatto questa domanda” ha spiegato “e accetterebbe, non sta cercando la guerra mondiale” ha aggiunto. Non ci sono al momento dichiarazioni del Cremlino in proposito e non è chiaro perché il presidente russo avrebbe cambiato opinione in merito, dopo vari rifiuti opposti dalla Federazione Russa all’ipotesi dell’invio di forze inviate da paesi Nato in Ucraina.

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America ed Europa più lontane?

Il repentino cambio di rotta nella politica americana ha fatto suonare numerosi campanelli d’allarme in Europa, dove i 27 temono di essere messi all’angolo da Washington e obbligati ad accettare, insieme a Kiev, una resa travestita da pace. Così ieri nella conferenza stampa dallo Studio Ovale, nonostante ampi sorrisi e pacche sulle spalle, l’incontro tra il presidente francese Macron e il suo omologo americano ha messo a nudo tutte le distanze tra gli alleati o presunti tali. “L’Europa presta denaro all’Ucraina e recupera i suoi soldi” ha affermato Trump, costringendo il leader francese ad interromperlo per spiegare: “No, in realtà, abbiamo pagato il 60% dello sforzo totale, come gli Stati Uniti attraverso prestiti, donazioni, garanzie; per essere chiari, abbiamo fornito denaro reale”. Un piccolo gesto e un sorriso ironico a favore di telecamere hanno lasciato intendere che Trump non ne fosse affatto convinto. D’altra parte, non è un segreto che il presidente americano abbia subordinato il sostegno a Kiev ad un accordo per le terre rare presenti nel sottosuolo del paese invaso. “L’accordo è praticamente concluso e il presidente Zelensky dovrebbe venire a Washington questa settimana o la prossima”, ha annunciato Trump trionfalmente. Quanto agli alleati, sarà il caso che si adeguino, ha fatto capire il presidente americano nel corso del primo faccia a faccia con un leader europeo dall’arrivo alla Casa Bianca. “Loro recuperano i loro soldi – ha ribadito Trump – noi recupereremo i nostri”.

Il commento

Di Mario Del Pero, ISPI e Sciences Po

“L’assemblea generale dell’Onu è quel palco da cui i diversi attori del sistema internazionale parlano alle opinioni pubbliche, interna e internazionale. L’importanza simbolica delle loro scelte e di come queste sono comunicate non può mai essere sottostimata. Anche per questo, la decisione statunitense di non votare la risoluzione dell’assemblea generale che nel terzo anniversario della guerra condanna l’aggressione russa dell’Ucraina è particolarmente significativa. A maggior ragione perché si accompagna con la parallela risoluzione presentata dagli Usa al Consiglio di Sicurezza che chiede una fine delle ostilità senza riferimenti a cosa (e a chi) ha provocato il conflitto. In entrambi i casi, Washington ha votato come la Russia e contro i suoi partner europei. In concreto, le due risoluzioni servono a poco o nulla. La loro simbologia, e il messaggio che appunto comunicano, è invece fondamentale. E ci indica chiaramente come l’amministrazione Trump consideri la Russia il vero e unico interlocutore con cui negoziare la fine del conflitto”.



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