Roberti indagato per corruzione, le opposizioni chiedono chiarezza

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La vicenda giudiziaria che coinvolge il Presidente della Regione Molise Francesco Roberti, accusato di corruzione nell’ambito di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Campobasso, ha scatenato una forte reazione politica. Nel corso di una conferenza stampa tenutasi nel primo pomeriggio di oggi nella biblioteca del Consiglio Regionale del Molise, le opposizioni hanno chiesto chiarezza e un dibattito pubblico sul caso.

Il consigliere regionale Massimo Romano (Costruire Democrazia) ha sottolineato l’urgenza di fare luce sulla vicenda: “L’auspicio è che la situazione venga chiarita nel più breve tempo possibile e nel migliore dei modi, perché l’incertezza istituzionale che ne deriva è un fatto che ci preoccupa molto. Ovviamente, nel rispetto del principio di innocenza fino a sentenza definitiva, riteniamo fondamentale che questa situazione trovi rapidamente una soluzione a tutela dell’interesse pubblico della Regione”.

Romano ha anche criticato il modo in cui la notizia è stata diffusa: “Condanniamo fermamente il fatto che questa vicenda sia emersa attraverso la stampa e non tramite una comunicazione istituzionale. Se è vero che la maggioranza di centrodestra era stata informata, ci chiediamo perché la questione non sia stata rappresentata anche in sede istituzionale ai cittadini”.

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Sulla stessa linea anche il consigliere Roberto Gravina (M5S), che ha evidenziato un problema di trasparenza: “Sappiamo bene che si tratta di una fase ancora iniziale dell’indagine e non siamo qui per esprimere giudizi sul piano giudiziario. Politicamente, però, vogliamo rimarcare un fatto: la presunta trasparenza che il presidente della Regione ha voluto rivendicare nel suo comunicato è tardiva. Solo dopo la notizia rilanciata dalla stampa è stato diffuso il comunicato del presidente per informare ufficialmente la Regione. Riteniamo questo un fatto grave, perché, in base a quanto diffuso dai media, il presidente era già a conoscenza dell’avviso di conclusione delle indagini da diversi giorni e solo dopo che la stampa ha reso pubblica la vicenda ha deciso di comunicarlo alla cittadinanza e alla Regione”.

Andrea Greco (M5S) ha parlato di un danno all’immagine del Molise: “Oggi siamo di fronte al funerale della reputazione della Regione Molise. Questa vicenda ha un impatto devastante sull’immagine del nostro territorio e sulla credibilità delle istituzioni. Dal punto di vista politico, i fatti emersi sono di una gravità inaudita. La Regione sta vivendo un momento difficilissimo, e il modo in cui questa vicenda è stata gestita non fa altro che aggravare la situazione. È impensabile che una questione così delicata, che riguarda direttamente il vertice dell’amministrazione regionale, non sia stata affrontata con la dovuta chiarezza e tempestività”.

Il capogruppo pentastellato ha evidenziato il rischio di una paralisi politico amministrativa: Il Consiglio regionale convocato per martedì 4  marzo, tanto per dirne una, è stato già rinviato”.

Il tema del traffico di rifiuti è stato al centro dell’intervento di Angelo Primiani (M5S), che ha rilanciato la necessità di un organismo di monitoraggio: “Ancora una volta il Molise si rivela terra di smaltimento di rifiuti, un aspetto gravissimo che merita di essere approfondito in Consiglio regionale. Per questo rilanceremo con forza la necessità di istituire una commissione antimafia, affinché si possa fare piena luce su questi fenomeni e garantire strumenti adeguati di contrasto alla criminalità organizzata”.

Duro il commento della capogruppo Micaela Fanelli (PD), che ha posto l’attenzione sulla portata dell’inchiesta: “Il Presidente della Regione ha comunicato tardi e male la sua posizione, ma c’è un aspetto ancora più rilevante, ovvero la portata dell’indagine, che coinvolge 47 indagati in Molise. Si tratta di una vicenda di grande ampiezza e capillarità, che ci preoccupa e sulla quale ribadiamo il nostro pieno e convinto sostegno all’operato della magistratura. Abbiamo sempre sostenuto che il Molise sia una regione fondamentalmente onesta, ma il mito dell’isola felice viene parzialmente smentito da quanto sta emergendo”.

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Fanelli ha poi sollevato interrogativi sulla tenuta amministrativa del centrodestra: “Il presidente della Regione si trova dentro questa rete di accuse, e questo non può che sollevare preoccupazioni anche per l’azione amministrativa. Già oggi il centrodestra sta governando male: ci sono problemi finanziari nella sanità, sulla gestione del lavoro, delle politiche industriali, sui fondi europei, sulle risorse idriche con la Puglia. Ora un presidente ulteriormente distratto o impegnato in altro rischia di peggiorare ulteriormente la situazione. Se lui e la sua maggioranza non avranno la sensibilità di portare questa discussione nella sede istituzionale, lo faremo noi come consiglieri di minoranza”.

 

Sul fronte nazionale, la deputata Carla Giuliano (M5S), componente della Commissione Giustizia della Camera, ha espresso forte preoccupazione: “La notizia dell’indagine a carico del presidente del Molise per corruzione desta particolare preoccupazione per le accuse mosse nei suoi confronti e per il contesto inquietante scoperchiato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Campobasso. Se confermate, le condotte contestate sarebbero gravi e inaccettabili per chi oggi guida una Regione: denaro e altre utilità, assunzioni fittizie e incarichi professionali per sé e per la moglie in cambio di favori a determinate aziende, sfruttando le posizioni di potere ricoperte prima dell’elezione alla guida del Molise”.

Infine, Vincenzo Notarangelo (Sinistra Italiana Molise) ha ribadito l’importanza della trasparenza istituzionale: “Il garantismo è un principio sancito dalla Costituzione italiana e il governatore del Molise è ovviamente innocente fino a prova contraria. Su questo c’è ben poco da discutere, ma credo che lo stesso adesso debba spiegare pubblicamente i fatti, perché ricopre un importante ruolo istituzionale e le istituzioni non possono non essere trasparenti. La giustizia farà come sempre il suo corso, ma la vicenda ha una connotazione politica che richiede degli obblighi chiari da parte del governatore”.

Il dibattito sulla vicenda Roberti è ormai aperto e le opposizioni chiedono che venga affrontato in Consiglio regionale, senza che resti confinato a comunicazioni tardive o a dichiarazioni politiche. La crisi istituzionale che ne deriva preoccupa non solo per il quadro giudiziario, ma anche per le ripercussioni sull’azione di governo del Molise.

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