definita a Roma la strategia per finanziare la protezione della biodiversità

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Dopo tre giorni di negoziati, i governi hanno finalmente dato vita a una strategia per mobilitare le risorse finanziarie necessarie per la protezione della biodiversità. L’intesa, raggiunta nella tarda serata del 27 febbraio a Roma, presso la sede della Fao, segna la conclusione della Cop 16, la Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (Cbd), rimasta in sospeso dopo l’interruzione dei lavori a Cali, in Colombia, nel 2024, per mancanza di quorum.

Anche qui, il focus della Convenzione sono stati i finanziamenti per la salvaguardia della natura, sulla falsariga di quanto visto a Baku con la Cop 29 sul clima. Obiettivo era quello di definire il “Kunming-Montreal global biodiversity framework” approvato nel 2022 con la Cop 15  che, in estrema sintesi, prevede la protezione di almeno il 30% delle terre e dei mari entro il 2030, l’eliminazione ogni anno di 500 miliardi di dollari di sussidi dannosi all’ambiente, l’aumento della resilienza degli ecosistemi riducendo di 10 volte il tasso di estinzione delle specie e incrementando l’abbondanza di quelle selvatiche, e l’istituzione di un fondo, il Global biodiversity framework fund (Gbff), per colmare il gap finanziario di 700 miliardi di dollari all’anno da impiegare per la conservazione della biodiversità. Proprio quest’ultimo è stato l’elemento principale del summit di Roma. 

Cop 16: finanza per la biodiversità

L’accordo siglato a Roma conferma la creazione di un flusso di finanziamenti internazionali che dovrà passare dai 20 miliardi all’anno previsti per il 2025 ai 30 miliardi entro il 2030. L’intenzione resta però quella di fare il possibile per mobilitare 200 miliardi di dollari l’anno, sempre entro la fine di questo decennio, attraverso tutti i canali di finanziamento possibili (fondi pubblici nazionali e internazionali, investimenti privati, finanziamenti misti, contributi filantropici, ecc.).

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La gestione di queste risorse è stata il nodo più complesso da sciogliere. I Paesi ricchi hanno spinto per affidare i fondi al Global environment facility (Gef), che opera sotto la supervisione della Banca mondiale, con una governance dominata dai Paesi donatori. Al contrario, le economie in via di sviluppo e in transizione hanno chiesto il pieno rispetto dell’articolo 21 della Cbd, che prevede la creazione di un meccanismo ad hoc autonomo, gestito direttamente dalla Cop. 

La svolta è arrivata grazie a una proposta avanzata dal Brasile a nome dei Brics. Da un lato, si assicura alla Cop il pieno controllo sulla governance del nuovo fondo, pur mantenendone il funzionamento all’interno di un meccanismo già esistente (cioè il Gef), in linea con quanto previsto dalla Convenzione. Dall’altro, si rinvia alle future Cop la decisione definitiva sul suo sviluppo, che potrebbe anche portare il fondo al di fuori dal perimetro del Gef. Inoltre, il fondo garantirà un accesso più stabile e prevedibile ai finanziamenti, in modo da garantire la distribuzione delle risorse finanziarie anche a Paesi sottoposti a eventuali sanzioni internazionali, aspetto definito “discriminatorio” dai Paesi in via di sviluppo. 

Tuttavia, al momento solo 382 milioni di dollari sono stati raccolti dal Gbff, come si evince dal documento pubblicato dalla Cop sui meccanismi finanziari. Tra i Paesi donatori troviamo Austria, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Lussemburgo, Nuova Zelanda, Norvegia, Spagna, Regno Unito, Irlanda del Nord e Quebec. Non figura l’Italia mentre, va ricordato, gli Stati Uniti non hanno mai ratificato la Convenzione sulla diversità biologica. 

Altro importante momento della Cop 16 è stato il lancio ufficiale del “fondo Cali”. Si tratta di uno strumento basato sull’equa condivisione dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche legate alla biodiversità, e sui diritti delle popolazioni indigene, che punta a incanalare i profitti generati dall’utilizzo commerciale delle risorse naturali verso la conservazione della biodiversità e a beneficio di Paesi in via di sviluppo, comunità indigene e popolazioni locali. Il fondo, finanziato principalmente dalle aziende che utilizzano risorse genetiche per scopi commerciali, come le industrie farmaceutiche, quelle biotecnologiche e cosmetiche, garantirà almeno il 50% delle risorse raccolte a questi gruppi, rafforzando così il principio di equità nell’uso delle risorse naturali. Nel documento finale viene inoltre ribadito l’obiettivo di tagliare almeno 500 miliardi di dollari all’anno entro il 2030 dai sussidi rivolti ad attività dannose per la biodiversità.

Le altre decisioni prese a Roma

L’intesa raggiunta a Roma rafforza il sistema di pianificazione, monitoraggio, rendicontazione e revisione del Kunming-Montreal global biodiversity framework. Ciò permetterà ai governi di valutare i progressi attraverso un set unificato di indicatori, fornendo dati chiari, aggregabili e confrontabili a livello globale.

Un aspetto chiave della nuova strategia è il coinvolgimento diretto di attori non governativi, dalle comunità indigene alla società civile, fino al settore privato, che sarà chiamato a rendicontare il proprio contributo nella transizione verso un’economia più sostenibile.

La Cop 16 ha poi posto le basi per una cooperazione rafforzata tra la Convenzione sulla diversità biologica e altri trattati ambientali multilaterali – Cop sul clima e Cop sulla desertificazione -, e ha definito le condizioni per la nomina del prossimo Segretario esecutivo della Convenzione.

“L’accordo di Roma rappresenta un passo decisivo nell’attuazione del Kunming-Montreal Global biodiversity framework, ma la strada verso il 2030 resta colma di sfide. Il successo dell’iniziativa dipenderà dall’effettiva attuazione delle misure concordate e dalla capacità dei governi di trasformare gli impegni finanziari in azioni concrete per la tutela degli ecosistemi. La Cop 17, prevista tra due anni, sarà il primo banco di prova per verificare se il nuovo sistema di finanziamento sarà realmente in grado di colmare il divario economico che ancora ostacola la lotta alla crisi della biodiversità”, si legge infine nel comunicato stampa rilasciato dalla Convenzione. 

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Copertina: Fao



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