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difficile da pignorare

 



Marina Berlusconi (foto LaPresse)

La situa – dibattiti universitari

Abbiamo chiesto agli studenti universitari di dirci cosa ne pensano dell’appello di Marina Berlusconi e di scriverci cosa dovrebbe avere la destra che oggi non ha

Conto e carta

difficile da pignorare

 


Abbiamo chiesto agli studenti universitari di dirci cosa ne pensano dell’appello di Marina Berlusconi e di scriverci cosa dovrebbe avere la destra che oggi non ha. Scrivete anche voi in 2000 battute a [email protected]

   


    

Le parole di Marina Berlusconi pubblicate dal Foglio rappresentano, almeno sul piano programmatico, una boccata d’aria fresca nel momento di massima aridità del dibattito pubblico italiano.
Non sorprendentemente, la realtà ritorna amara quando, in un momento delicatissimo e decisivo per le sorti della guerra in Ucraina, apprendo che la priorità del capo del partito fondato da suo padre, nonché Ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, è discutere della possibilità di istituire il Ministero del Cinema, su proposta di Pupi Avati. E ciò che preoccupa è che questa dichiarazione non abbassa il livello del dibattito pubblico. 
Mi sembra molto evidente, allora, che l’attuale destra di governo (e purtroppo qualsiasi altra forza politica) non abbia la statura per prendere quelle decisioni di cui oggi l’Italia e l’Europa necessiterebbero per far fronte al nuovo ordine che si va delineando. 
Sul piano internazionale, infatti, sarebbe fondamentale farsi promotori, senza le esitazioni che contraddistinguono l’agire di questo esecutivo, di un fronte europeo compatto, che metta da parte il diverso colore dei governi nazionali e decida di difendere energicamente le ragioni dell’Ucraina, come la poco carismatica presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dimostrato ormai di saper fare solo a parole. Questo fronte dovrebbe provare a fare il possibile nel breve termine per salvare quanto può essere salvato senza la cooperazione americana e, sul lungo termine, agire con determinazione verso due obiettivi: costruire una vera difesa europea e rimuovere gli ostacoli all’integrazione denunciati dal rapporto Draghi. Questo ruolo non potrà essere svolto dal nostro governo finché avranno voce in capitolo adulatori di Trump, putiniani e personaggi che non hanno ben chiara la portata e le conseguenze degli avvenimenti in corso di svolgimento.
Sul piano interno, è necessaria una nuova leadership giovane, determinata e in grado di offrire una visione dell’Italia – e quindi dell’Europa – di ampio respiro. Una visione come quella delineata da Marina Berlusconi sul Foglio, che, però, diversamente da quanto fatto da suo padre Silvio, questa volta necessita di essere attuata. Insomma, abbiamo un disperato bisogno di una leadership con un orizzonte programmatico che si spinga al di là del sondaggio del lunedì e che riesca, in definitiva, a marginalizzare i movimenti rossobruni, la fuffa istituzionalizzata da alcuni partiti e il corporativismo che stritola le nostre ambizioni di crescita da trent’anni.
Tutto ciò può essere realizzato solo con il linguaggio che gli elettori capiscono meglio: quello dei risultati, da ottenere tramite politiche efficaci messe in campo da un centrodestra maturo, moderno e, soprattutto, coraggioso. Purtroppo, mi sembra molto diverso da quello che invece governa oggi.

Matteo Vuolo
studente del IV anno di Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Napoli “Federico II”

La personalità di Marina Berlusconi alla destra di governo non è di certo indifferente e le sue parole arrivano come macigni proprio perché è lei a pronunciarle…e paradossalmente, la dipingono più donna, madre e cristiana di quanto la Presidente voglia farci credere di essere. 
Marina mostra empatia verso i deboli, cosa non scontata considerata la sua posizione privilegiata, afferma la necessità di valori condivisi, prima di tutti, l’Europa che considera una scelta necessaria che va tutelata e difesa dagli attacchi dei bulli come “Trump”! Marina Berlusconi ci descrive una destra più “morbida “, più solidale. Tutte le sue parole sono consigli di cui la destra dovrebbe impadronirsi per diventare pienamente matura ma soprattutto rappresentativa. 
La parte conservatrice di Governo potrebbe ispirarsi ad alcune delle opinioni rilasciate da Marina Berlusconi per ambire ad attirare tutta quella porzione di elettori del partito dell’astensionismo. Per essere grande, la destra dovrebbe spostarsi verso un centrodestra più inclusivo in cui si lascia spazio anche a idee che rappresentano il periodo di veloce evoluzione in cui viviamo.                      
L’Europa non come un’opzione, ma come scelta obbligata, l’immigrazione e le sue possibili risorse, il riconoscimento che il concetto di famiglia tradizionale non può essere più applicato a tutti. Tutte possibili realtà supposte da Marina Berlusconi e che il governo potrebbe adottare per rimanere al “passo con i tempi”. 
Per diventare una destra pienamente matura non deve rimanere immobilizzata nel tempo, la spinta di Marina Berlusconi dovrebbero incentivarsi proprio su quegli argomenti che per loro sono un po’ spigolosi. Questo non vuol dire stravolgere la destra, ma superare quella cristallizzazione che impedisce a quella porzione di rappresentanti di diventare matura. Il consiglio più rilevante di Marina Berlusconi è quello di restituire alla maggioranza un equilibrio che possa attraversare queste stagioni di esagerazioni progressiste senza ridimensionare le politiche di inclusione. 
Quella di Marina Berlusconi è stata una vera e propria scossa di terremoto, perché ha rilasciato una lucida analisi dei valori occidentali, considerando il problema della divisione occidentale USA-EU non un problema politico ma un problema culturale. Tutto ciò è di grande riflessione per la destra di governo che dovrebbe indagare sulle motivazioni che spingono l’elettore ad una tale sfiducia nei confronti della politica nazionale e ancora di più per quella europea. 

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Alessia Lapietra
Università Bocconi, Milano 

Marina Berlusconi tesse sapientemente una tela di asserzioni avanguardiste che rendono la critica alla situazione geopolitica una questione da ritenersi prioritaria per evitare la caduta dell’occidentalismo; il filo che si intreccia tra le sue parole sagaci ha origine dalla nobilitazione del termine “libertà” nel mondo contemporaneo e, di conseguenza, quello di una efficiente rappresentazione politica che non limiti lo spazio di manovra del singolo. In questi termini, la destra si propone di innalzare le bandiere di una Unione Europea pragmaticamente perseguita, da cui possa nascere spontanea la necessità di un impellente abbattimento di muri fisici o culturali e che propugni una cultura di universalismo sovrano rispetto a un galoppante sovranismo auto referenziale. Marina Berlusconi forgia un’aura invisibile ma virtualmente tangibile attorno al concetto di democrazia e di ambiente democratico, auspicandone il rispetto e l’applicazione all’interno di un’Europa in continua disgregazione, intimamente lacerata dalla lotta estremista tra tradizionalismo e progressismo.
La potenza statunitense si insedia tra le barcollanti istituzioni europeiste stimolandole alla presa di coscienza della propria fragilità, inviando in Germania il vicepresidente J.D. Vance ad esplicitare la spaccatura europea aggravata da un’imperante censura antidemocratica; la politica trumpiana si erge dunque in qualità di frutto democraticamente eletto di una federazione unita nelle diversità multiculturale, che non manca di stressare l’incombente minaccia di abbandonare il multilateralismo e lasciare l’Europa al proprio destino nebuloso. La destra necessita di prendere in carico il dovere di ridisegnare i contorni di quella stessa democrazia simbolo dei valori occidentali, svuotandola delle vacue polemiche estremiste e impedendo il reiterarsi di atteggiamenti di tendenza autocratica, quali l’annullamento di elezioni o la restrizione del diritto di parola. La destra politica deve rendersi espressione del popolo e, nel caso specifico dell’Europa, deve assumere l’autorità di guida di un contesto che mira a rendersi federazione ma è propenso all’auto-annientamento, che si declina nelle limitazioni imposte sui propri membri.
 
Alice Di Terlizzi

A mio avviso le proposte assolutamente cruciali da adottare da parte della destra sono innanzitutto una diminuzione della burocrazia, vero freno non soltanto dell’Italia ma del sistema europeo nel suo complesso, che impedisce di perseguire strategie pragmatiche sempre più urgenti nel quadro del panorama internazionale di oggi. Si veda proprio il caso di Al Masri, risoltosi in un grave danno d’immagine al governo e causato proprio da una burocrazia poco se non affatto flessibile e adatta alle numerose sfide che ci presenta un mondo sempre più fluido.
Inoltre, la destra dovrebbe mostrarsi, pur mantenendosi fedele ai propri ideali, più tollerante in modo da costituire un’alternativa concreta e democratica alle grandi autocrazie che Marina Berlusconi ha giustamente citato in materia della minaccia culturale rappresentata dal crescente numero di persone che vede i suddetti paesi come alternativa all’Occidente. Sarebbe quindi a mio avviso opportuno accostare a i valori tradizionali promossi dalla destra un grande atteggiamento di moderazione.
È infine necessario riconoscere le conquiste nel campo dei diritti civili, senza sfociare in esaltazioni come quelle che si sono avute in alcuni ambienti della sinistra, anche in modo da fare presa sulle giovani generazioni più sensibili ai temi dell’uguaglianza senza tuttavia sacrificare la famiglia tradizionale che resta un pilastro della nostra società.

Elena Gagliardi
Università La Sapienza Roma, Facoltà di scienze politiche, III anno





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