Sanità, il blocco degli esami privati mette a rischio mezzo milione di visite mediche

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PORDENONE – Il sistema sanitario pubblico della regione non sarebbe in grado di affrontare per troppo tempo lo stop imposto dalle cliniche e dagli ambulatori privati convenzionati dopo la decisione di tutto il settore di bloccare al primo di marzo gli esami radiologici (Tac, Risonanze, ecografie e raggi) e le prestazioni di fisioterapia in regime di convenzione Se il blocco, dovuto alle nuove condizioni economiche imposte per il pagamento delle prestazioni considerate troppo basse andasse avanti per più di una decina di giorni il vero rischio sarebbe la paralisi dell’intero sistema sanitario perché il servizio pubblico non è assolutamente in grado di supportare gli esami che non saranno più erogati dal privato. Un problema mica da poco, a fronte del fatto che dopo sforzi veramente importanti, sia economici che fisici del personale, le liste di attesa iniziano a dare qualche segnale positivo. Senza il privato, dunque, si tornerebbe ai tempi biblici.


LO STOP


Salvatore Guarneri, direttore della casa di Cura Policlinico di Udine e presidente dell’Associazione italiana ospedalità privata che ha coordinato il confronto tra il privato convenzionato e la sanità pubblica, ha già comunicato a tutti i pazienti che si recano al Policlinico udinese che dal primo marzo non saranno più presi appuntamenti per alcune prestazioni in regime di convenzione sino a quando non sarà chiarita a livello nazionale e regionale la vicenda dei nuovi tariffari. «Con grande rammarico – spiega Guarneri – vi informiamo che ci troviamo costretti a sospendere dal primo marzo e sino a data da destinarsi, le prenotazioni di alcune prestazioni tra cui Tac, raggi X, risonanze magnetiche e fisioterapia. Ciò è inevitabile conseguenza dell’entrate in vigore del nuovo tariffario nazionale che ha comportato una drastica revisione al ribasso anche delle tariffe preesistenti in Friuli Venezia Giulia. Siamo profondamente dispiaciuti del disagio arrecato, ma riteniamo che le nuove condizioni economiche che hanno comportato ribassi dal 40 al 60 per cento rendano insostenibile il proseguimento dell’attività».


I NUMERI


Detto così sembra poco, in realtà l’apporto della sanità pubblica in regime di convenzione è fondamentale per non intasare il sistema pubblico di Sono alcuni dati sui quali riflettere per capire coso significa lo stop dal primo di marzo. C’è da dire, infatti, che da quella data tutte le strutture private bloccheranno le erogazioni di queste prestazioni, garantendo, comunque, il pregresso, ma non prendendo più appuntamenti nuovi. Partendo della risonanza magnetica possiamo dire che il sistema pubblico in regione ne fa in media poco più di 33 mila l’anno, contro le 73 mila delle cliniche e ambulatori privati in convenzione. Questo significa che una più, una meno, da lunedì prossimo il servizio pubblico dovrà recuperare circa 230 risonanze al giorno. Impossibile. Andando oltre a fronte di 55 mila Tac all’anno fatte dal pubblico ce ne sono 38 mila nel privato e oltre 60 mila prestazioni radiologiche, un quarto rispetto alle strutture private. Sul fronte della riabilitazione, altro settore che chiuderà i battenti, il pubblico ne fa 290 mila l’anno, contro le 370 mila del privato. A fronte di questi numeri è facile capire che il blocco delle prestazioni private a lungo andare metterà in ginocchio per quanto riguarda i tempi di attesa, il sistema sanitario pubblico regionale.

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LE RICHIESTE


A parlare è ancora Salvatore Guarneri. «Ci sono imprese ed aziende private che hanno investito milioni di euro per acquistare apparecchiature e lavorare in convenzione con il pubblico. È evidente che nessuno pretende la luna, ma neppure lavorare in perdita. I nuovi tariffati nazionali, recepiti anche dalla regione Fvg hanno drasticamente tagliato le cifre per le singole prestazioni ed è evidente che il privato non ci sta più dentro. Abbiamo chiesto alla Regione un incontro, ma sino ad ora non ci sono state risposte. Ad onor del vero con la Regione Friuli Venezia Giulia sono stati fatti alcuni passi avanti e siamo fiduciosi che si possa raggiungere un compromesso. Certo è che il ricorso al Tar si è reso necessario anche per dare una smossa a una situazione che mette in grossa difficoltà le aziende private che in convenzione erogano prestazioni per il pubblico. Ci sono imprese che effettivamente rischiano di fallire». La questione, dunque, è decisamente pesante per tutti. Se le imprese private non ci stanno dentro, il servizio pubblico, senza di loro rischia veramente la paralisi. Il ricorso al Tar complica la situazione, questo è vero, ma la strada stragiudiziale solitamente è quella più veloce e sicura. Per tutti.





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