Tutti i numeri di Startupbootcamp dopo 5 anni

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Il founder Mengoni: «Diamo supporto strategico sul lato business e commerciale. Prima ancora di coinvolgere le startup, lavoriamo con le aziende stimolandole a collaborare con realtà innovative. Cosa dico agli startupper? Sognate in grande, il futuro si costruisce un passo alla volta»

Startupbootcamp, il più grande acceleratore di startup in Europa, celebra cinque anni di attività in Italia: un traguardo che segna non solo la crescita del programma, ma anche il consolidamento di un ecosistema che continua a generare innovazione e ispirazione per tanti startupper all’inizio del loro percorso. In questi anni, abbiamo visto trasformarsi idee in imprese solide, confermando quanto l’innovazione possa essere il motore del progresso dando ragione alla celebre esortazione di Thomas Edison: “Se c’è un modo di fare meglio, trovalo”.

Fondato nel 2010, Startupbootcamp ha l’obiettivo di supportare imprenditori visionari attraverso investimenti, connessioni strategiche e risorse chiave. Ogni anno vengono valutate oltre 100.000 startup, con un tasso di sopravvivenza del 74% tra quelle accelerate. Un dato considerevole, che conferma l’efficacia del modello.

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In Italia, il progetto è stato portato da Nazzareno Mengoni, l’imprenditore che ha creato un ecosistema di supporto concreto per le startup e un sistema di de-risking per gli investitori, affiancato successivamente da Alceo Rapagna, manager esperto di strategia aziendale con una lunga carriera in consulenza,  trasformazione digitale e innovazione. Il successo in Italia ha portato Mengoni a diventare Managing Director per il Sud ed Est Europa, guidando l’espansione dell’acceleratore in nuovi mercati strategici. A supportarlo, Matteo Levi, ex direttore del programma Fashion & Luxury Tech, ora responsabile degli acceleratori in questa regione.

A livello globale, Startupbootcamp ha investito in oltre 1.600 startup e punta a sostenerne 100.000 nei prossimi 10 anni. Una previsione che si basa sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’ONU entro il 2030: sarà infatti necessario supportare almeno l’8% delle 1,2 milioni di startup che nasceranno nel prossimo decennio. L’ecosistema di Startupbootcamp continua a crescere con l’ambizione di generare un impatto positivo e contribuire a un futuro più sostenibile.

Ne abbiamo parlato con Nazzareno Mengoni, per fare il punto sui risultati raggiunti in questi cinque anni e per guardare al futuro.

Mengoni, quali sono stati i principali traguardi raggiunti in questi cinque anni?
Siamo riusciti a introdurre in Italia, in modo completamente indipendente, un acceleratore globale che fino a quel momento non esisteva nel nostro Paese, lavorando sul mondo delle eccellenze del Made in Italy. Successivamente abbiamo iniziato anche una collaborazione strategica con Cassa Depositi e Prestiti per la formazione della Rete Nazionale Acceleratori. 

Come avete supportato la vostra crescita?
Per supportare questa crescita, abbiamo ampliato e strutturato la nostra attività: siamo partiti con un acceleratore dedicato al settore fashion e luxury tech, per poi crearne altri sei, estendendo così le nostre competenze in nuovi settori che per il nostro Paese sono strategici. Abbiamo rafforzato il team con una crescita verticale e, allo stesso tempo, espanso la struttura societaria in maniera orizzontale.

Tre startup che in questi anni avete accelerato e che hanno lasciato il segno?
Abbiamo supportato numerose startup che hanno lasciato il segno, contribuendo all’evoluzione dei rispettivi settori. Tra queste, Brandplane, parte del programma Styleit 2023, ha sviluppato una piattaforma basata sull’intelligenza artificiale che automatizza la strategia e la creazione di contenuti per il marketing digitale. Takyon, accelerata in Fin+Tech 2023, sta rivoluzionando il settore dei viaggi introducendo la rivendibilità delle prenotazioni grazie alla blockchain, offrendo maggiore flessibilità sia ai viaggiatori che agli operatori. Bigthinx, che ha partecipato al programma SBC FashionTech nel 2019, utilizza l’intelligenza artificiale per creare avatar 3D e abbigliamento virtuale, trasformando l’esperienza di shopping online.

Startupbootcamp 2

È cresciuto l’ecosistema degli innovatori italiani in questi anni?
L’ecosistema italiano degli innovatori è cresciuto significativamente negli ultimi anni. Oggi incontriamo startup con competenze sempre più solide rispetto al passato, segno di un’evoluzione positiva. Tuttavia, manca ancora un elemento cruciale per la piena maturazione del sistema: imprenditori che, dopo aver completato una exit, scelgano di reinvestire risorse ed esperienza nel mercato. Questo passaggio sarebbe fondamentale per consolidare ulteriormente il settore. 

Un altro aspetto dove migliorare?
Un altro aspetto su cui l’Italia deve lavorare è l’internazionalizzazione dei programmi di accelerazione. In questo senso, Startupbootcamp ha una chiara vocazione globale, con mentor internazionali e percorsi formativi in lingua inglese. Se una startup dimostra di avere potenziale e funziona, siamo in grado di supportarla anche oltre i confini nazionali, aiutandola a crescere e affermarsi in altri Paesi.

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Ci sono trend emergenti e “segnali deboli” da seguire nei prossimi mesi?
Nei prossimi mesi, noi saremo sempre concentrati sul Made in Italy, ma un trend emergente da tenere d’occhio è legato a una tecnologia che cambierà alcuni fondamentali della nostra economia: sto parlando della tokenizzazione degli asset che unita alla blockchain ed AI, renderà alcuni settori molto più liquidi, digitali, accessibili e sicuri. Avremo sempre più maggiore trasparenza e sicurezza nelle transazioni, riducendo costi e intermediazioni. Sebbene il mercato sia ancora in fase iniziale, questi segnali indicano un cambiamento potenzialmente rivoluzionario, aprendo nuove opportunità di investimento, democratizzando l’accesso ad alcuni settori come ad esempio quello finanziario, immobiliare, e tanti altri.

A proposito di internazionalizzazione, è preoccupato dall’imposizione di eventuali dazi?
No, il nostro ecosistema non è così grande da subire svantaggi competitivi diretti. Tuttavia, ciò che mi preoccupa è che molti altri Paesi abbiano adottato misure di defiscalizzazione molto incentivanti. In Italia un primo passo è stato fatto, solamente per le persone fisiche che investono nel capitale di rischio di startup innovative o PMI innovative. Quello che serve è incentivare anche la creazione di nuove startup o le assunzioni di talenti con una componente fiscale ad hoc; non serve aggiungere altro, basta guardare in altri paesi quello che sta avvenendo.  

In sostanza, un sistema fiscale più leggero?
Oggi lavoriamo con nomadi digitali, professionisti flessibili e pronti a cogliere le migliori opportunità, spesso scegliendo Paesi con legislazioni fiscali più favorevoli. Un sistema fiscale più leggero non solo renderebbe l’Italia più attrattiva per le startup e gli investitori, ma favorirebbe anche la permanenza dei giovani talenti nel nostro Paese, evitando la fuga di competenze verso l’estero.

Qual è il vostro modello di business e cosa vi rende distintivi sul mercato?
Startupbootcamp è un acceleratore a forte vocazione commerciale. Selezioniamo realtà già piuttosto mature, siano esse aziende o startup con qualche anno di esperienza, che abbiano già sviluppato un Proof of Concept o un Minimum Viable Product. Il nostro modello si distingue per il supporto strategico sul lato business e commerciale. Prima ancora di coinvolgere le startup, lavoriamo con le aziende, stimolandole a collaborare con realtà innovative per integrare soluzioni che possano fare la differenza nel futuro.

Un suggerimento per un giovane startupper?
Sognare in grande e capire che il futuro si costruisce un passo alla volta. La crescita deve essere progressiva, la costanza, nel tempo, può essere più preziosa del talento.





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