Nuovi codici Ateco 2025, quali sono le conseguenze fiscali per partite iva, forfettari e aziende


L’aggiornamento dei codici Ateco 2025 si allinea agli standard europei NACE Rev. 2.1 e offrono una fotografia più accurata delle attività economiche emergenti. Tra le modifiche che interessano partite iva, forfettari e aziende c’è l’aggiunta di nuove categorie, l’eliminazione di distinzioni e l’aggiornamento della tassonomia delle professioni. L’adozione di questa nuova classificazione porta con sé conseguenze fiscali, amministrative e operative per aziende e lavoratori autonomi. Approfondiamo meglio:

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  • Le novità della classificazione Ateco 2025 per le partite Iva

  • Le conseguenze fiscali della revisione dei codici Ateco

Le novità della classificazione Ateco 2025 per le partite Iva

Il nuovo sistema di codifica delle attività economiche dei codici Ateco 2025 introduce una struttura più dettagliata e aggiornata, cercando di rispecchiare le trasformazioni del mercato del lavoro e i progressi tecnologici degli ultimi anni. Tra le innovazioni si segnala la scomparsa della distinzione tra canale di vendita fisico e online, importante per il settore del commercio al dettaglio. Significa che non sarà più necessario differenziare un negozio fisico da un’attività di e-commerce: la classificazione sarà basata sul tipo di prodotto venduto.

Tutti gli operatori Iva devono utilizzare i nuovi codici Ateco 2025 nelle dichiarazioni e negli atti fiscali, salvo diversa indicazione nei modelli dell’Agenzia delle entrate. Il solo aggiornamento della classificazione non obbliga alla presentazione della dichiarazione di variazione dati. La dichiarazione va fatta solo se si ritiene che un nuovo codice Ateco descriva meglio l’attività svolta.

Un altro aspetto riguarda l’introduzione di codici specifici per nuove professioni e settori emergenti, come l’influencer marketing, i servizi digitali avanzati e la logistica specializzata per opere d’arte. La rilevanza di questi settori ha portato alla necessità di categorizzare con maggiore precisione le attività economiche, permettendo alle imprese di beneficiare di un inquadramento più aderente alla loro operatività.

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Infine, il nuovo Ateco 2025 si propone di ridurre la frammentazione del sistema, accorpando alcune categorie e semplificando il processo di attribuzione dei codici. Questo aspetto incide sulle start-up e le Pmi in difficoltà nel trovare una collocazione precisa all’interno della vecchia classificazione.

Le conseguenze fiscali della revisione dei codici Ateco

L’aggiornamento della classificazione Ateco ha un impatto sugli obblighi fiscali e contributivi delle imprese e dei professionisti. Tutti i nuovi codici dovranno essere utilizzati nelle dichiarazioni fiscali, nei modelli Iva e in quelli relativi ai redditi d’impresa e da lavoro autonomo.

Per le dichiarazioni Iva relative al 2024, presentate a partire da aprile 2025, i contribuenti potranno indicare sia i vecchi codici Ateco 2007 sia i nuovi Ateco 2025, specificando l’uso del nuovo codice mediante apposita casella nel frontespizio del modello.

Una delle conseguenze riguarda gli Indici sintetici di affidabilità fiscale. Questi strumenti, utilizzati dall’Agenzia delle entrate per valutare il livello di affidabilità fiscale dei contribuenti, vanno aggiornati in base alla nuova classificazione. Per alcune attività economiche si traduce in una modifica dei punteggi di affidabilità e, di conseguenza, nell’accesso a diversi regimi agevolati o benefici fiscali.

Anche le imprese registrate alle Camere di Commercio sono chiamate a prestare attenzione alla transizione. Anche se la ricodifica è effettuata in modo automatico, le aziende hanno il dovere di verificare che il nuovo codice assegnato sia corretto.

Un altro impatto riguarda la tassazione e le agevolazioni contributive. Alcuni codici Ateco determinano l’accesso a regimi fiscali agevolati o a contributi ridotti. Per evitare problemi burocratici e fiscali, le imprese e i lavoratori autonomi sono chiamati ad adottare una strategia di adeguamento alla nuova classificazione Ateco. Il primo passo è la verifica del codice attuale e la sua corrispondenza con la nuova nomenclatura.

Quindi aggiornare la documentazione fiscale e amministrativa, assicurandosi che il nuovo codice venga riportato su tutte le dichiarazioni e i modelli ufficiali.

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