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La fusione dei Consorzi Industriali di Matera e Potenza: un passo indietro per l’autonomia locale


Nel cuore della Basilicata, la proposta di unificare i Consorzi Industriali di Matera e Potenza ha sollevato un acceso dibattito. Come imprenditore radicato nel territorio materano, sento il dovere di esprimere le mie preoccupazioni

Nel cuore della Basilicata, la proposta di unificare i Consorzi Industriali di Matera e Potenza ha sollevato un acceso dibattito. Come imprenditore radicato nel territorio materano, sento il dovere di esprimere le mie preoccupazioni riguardo a questa iniziativa che, se attuata, potrebbe compromettere l’autonomia e l’efficacia delle nostre realtà produttive locali.​

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Lezioni dal passato: fusioni di successo e insuccesso

La storia economica ci offre numerosi esempi di fusioni aziendali, alcune delle quali hanno portato a risultati positivi, mentre altre hanno evidenziato criticità significative. Un caso emblematico è l’acquisizione della britannica RMC da parte della messicana CEMEX nel 2005. Nonostante le sfide iniziali, CEMEX riuscì a trasformare un impianto obsoleto in Inghilterra, migliorando la reputazione ambientale dell’azienda. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che il successo di tale operazione fu possibile grazie a investimenti mirati e a una strategia ben definita.​

D’altro canto, la fusione dei cinque Consorzi Industriali del Lazio in un unico ente regionale, sebbene presentata come un’opportunità di sviluppo, ha suscitato perplessità tra gli amministratori locali. Il sindaco di Gaeta, Cosmo Mitrano, ha definito l’operazione una “scelta scellerata”, evidenziando il rischio di appesantire la macchina burocratica a scapito delle imprese locali. Questo esempio evidenzia come le fusioni, se non adeguatamente pianificate e condivise, possano generare più problemi che benefici.​

Le peculiarità dei Consorzi di Matera e Potenza

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Analizzando la situazione lucana, emergono differenze sostanziali tra i due consorzi. Il Consorzio di Matera ha dimostrato una gestione virtuosa, con un attivo di bilancio significativo. Al contrario, quello di Potenza presenta un deficit rilevante, frutto di perdite gestionali accumulate nel tempo. Il consigliere regionale Giovanni Vizziello ha espresso dubbi sulla fusione, sottolineando l’importanza che i consorzi imparino a “camminare con le proprie gambe”, offrendo servizi innovativi alle imprese.​

Rischi di una fusione non ponderata

Unire due enti con situazioni economico-finanziarie così divergenti potrebbe comportare:​

  • Diluzione delle responsabilità: Le problematiche di un consorzio potrebbero essere trasferite all’altro, senza una reale risoluzione delle inefficienze.​
  • Perdita di rappresentatività locale: Un ente unico potrebbe non essere in grado di cogliere le specificità e le esigenze delle diverse realtà territoriali.​
  • Incremento della burocrazia: L’accentramento decisionale rischia di rallentare i processi, allontanando le istituzioni dalle imprese e dai cittadini.​

Soluzioni alternative per un sviluppo sostenibile

Invece di procedere con una fusione affrettata, sarebbe opportuno:​

  • Rafforzare l’autonomia gestionale: Ogni consorzio dovrebbe puntare a migliorare la propria efficienza interna, adottando best practices e innovando i servizi offerti alle imprese.​
  • Promuovere collaborazioni mirate: Incentivare progetti comuni tra i consorzi, mantenendo però l’indipendenza operativa, potrebbe favorire sinergie senza compromettere l’autonomia.​
  • Valutare fusioni solo in presenza di condizioni paritarie: Eventuali accorpamenti dovrebbero avvenire tra enti con situazioni economiche e gestionali simili, per evitare squilibri e inefficienze.​

Come recita un antico adagio, “l’unione fa la forza”, ma solo quando avviene tra pari e con obiettivi condivisi. Nel caso dei Consorzi Industriali di Matera e Potenza, una fusione non equamente ponderata rischia di compromettere l’autonomia e l’efficacia delle nostre realtà locali. È fondamentale che le decisioni future siano guidate da una visione strategica che tenga conto delle peculiarità territoriali e delle reali esigenze delle imprese, evitando soluzioni che, seppur presentate come innovative, potrebbero rivelarsi dannose per il tessuto economico locale.   ∗ Imprenditore locale



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