Bonus per i Gruppi di autoconsumo e le Comunità energetiche rinnovabili: costi e benefici


C’è ancora tempo per presentare al GSE la domanda per gli incentivi per i Gruppi di autoconsumo e per le Comunità energetiche. È stato infatti spostato dal 31 marzo al 30 novembre il termine ultimo per richiedere il contributo del 40% per l’installazione degli impianti a servizio dei Gruppi o delle CER nei comuni con meno di 5.000 abitanti. Gli impianti dovranno comunque essere in attività entro il 30 giugno 2026.

Nuovi impianti e potenziamenti

Il bando, finanziato con i fondi del PNRR, mette a disposizione 2,2 miliardi di euro per la concessione di contributi a fondo perduto pari al 40% dei costi per impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili e inseriti in configurazioni di Comunità energetiche rinnovabili (CER) o di Gruppo di autoconsumatori che si trovino in Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti. L’incentivo punta a sostenere la realizzazione di una potenza complessiva pari almeno a 2 GW, ed una produzione indicativa di almeno 2.500 Gwh/anno. Prima dell’invio della richiesta di accesso al contributo PNRR, le CER e i Gruppi di autoconsumatori dovranno essere già stati costituiti. È possibile chiedere un anticipo del contributo per avviare i lavori.

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Come creare un Gruppo di autoconsumo

Per costituire una CER occorre seguire un iter burocratico complesso. Per i Gruppi di autoconsumo, invece, è tutto molto più semplice: è sufficiente, infatti che ci sia un unico impianto al servizio di più utenze che si trovano all’interno dello stesso edificio. Si può costituire un Gruppo a livello condominiale o anche semplicemente in una villetta bifamiliare. Gli impianti fotovoltaici ammessi al contributo possono essere installati sull’edificio, presso altri siti nella disponibilità di uno o più clienti finali del Gruppo di autoconsumo, oppure si può utilizzare l’impianto di un produttore esterno. Il contributo a fondo perduto si può ottenere sia per gli impianti di nuova costruzione che in caso di potenziamento di impianto esistente. Dovrà avere comunque una potenza non superiore a 1 MW. È anche possibile installare sistemi di accumulo, in quanto l’incentivo finanzia l’energia condivisa e consumata da parte di chi si associa alla configurazione.

La tariffa incentivante erogata dal GSE

Una volta entrato in funzione l’impianto, infatti, il GSE pagherà una tariffa incentivante per ogni MWh prodotto e condiviso. Si tratta di un importo che varia in funzione della grandezza dell’impianto, e vai dai 60 euro per gli impianti più grandi agli 80 euro per quelli più piccoli, ossia fino ai 200kw. È prevista inoltre una maggiorazione di 4 euro nelle regioni del centro (Lazio, Marche, Toscana, Umbria, Abruzzo) e di 10 euro nelle regioni del nord (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto). La tariffa incentivante verrà riconosciuta per 20 anni. All’importo va aggiunto l’ulteriore corrispettivo ARERA di valorizzazione per l’energia autoconsumata, il cui importo viene definito annualmente.

L’incentivo è riconosciuto per intero in assenza del contributo PNNR, mentre per chi ha ottenuto le somme a fondo perduto per realizzare l’impianto l’importo è ridotto in proporzione.

Come verificare costi e benefici

Per verificare l’effettiva convenienza alla creazione del Gruppo di autoconsumo il GSE ha messo a disposizione un simulatore che consente la pianificazione degli interventi e l’analisi della loro convenienza economica sulla base delle caratteristiche dell’impianto, facendo riferimento a soluzioni che il GSE ha già incentivato. È sufficiente individuare l’indirizzo dell’edificio o del sito dove realizzare l’impianto o uno degli impianti e inserire i dati di consumo e la superficie degli immobili dei clienti finali che intendono associarsi.

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