Veneto, terra di cultura e impresa: perché investire sulle imprese culturali conviene


Quando si parla di cultura in Italia spesso ci si limita a evocare bellezza, patrimonio e memoria storica, ma oggi la cultura è anche – e sempre più – Impresa, lavoro, innovazione e crescita economica. Le cosiddette Imprese culturali e creative rappresentano uno dei settori a più alta intensità di valore aggiunto, con un potenziale ancora inespresso, soprattutto in territori come il Veneto dove storia, identità e produzione si intrecciano da secoli.

Secondo il rapporto 2023 “Io sono Cultura” di Fondazione Symbola e Unioncamere, l’intero sistema produttivo culturale e creativo italiano ha generato oltre 95 miliardi di euro di valore aggiunto (pari al 5,6% del PIL nazionale), attivando 265 miliardi di euro nell’economia italiana grazie agli effetti indiretti e indotti. Eppure questi numeri potrebbero essere molto più alti; se solo si investisse con decisione sulla crescita di questo comparto.

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Ma cosa si intende per Impresa culturale? Non solo Teatri, Musei o Fondazioni. Il termine racchiude un universo variegato di soggetti che producono valore economico a partire da contenuti culturali e creativi: case editrici, studi di design, agenzie di comunicazione, produzioni audiovisive, videogame, moda, artigianato artistico, realtà aumentata e virtuale, produzioni musicali, festival, start-up del patrimonio digitale, fino a chi sperimenta nuovi linguaggi immersivi per raccontare territori e identità.

In questa prospettiva, il Veneto ha tutte le carte in regola per diventare una delle regioni guida in Italia e in Europa nello sviluppo di Imprese culturali. Perché ha un patrimonio unico, riconosciuto nel mondo: città d’arte (in primo luogo Venezia, Verona, Vicenza, Padova e gli altri capoluoghi di provincia con le cittadine minori), con 8 siti UNESCO, oltre 4.000 beni vincolati e migliaia di eventi ogni anno. Ma ha anche una cultura del fare che da secoli traduce l’idea in forma, la forma in oggetto e l’oggetto in valore. È la terra dei tipografi del Rinascimento e delle rassegne internazionali di oggi. È la regione dove la creatività si intreccia con la manifattura, dove il design dialoga con l’industria, dove la tradizione ispira l’innovazione.

Già oggi il Veneto è la terza regione italiana per valore aggiunto prodotto dal sistema culturale e creativo, con oltre 10 miliardi di euro generati all’anno e più di 175.000 occupati nel settore. Ma è ancora troppo timido nel riconoscere il potenziale strategico delle Imprese culturali, che spesso crescono ai margini, senza un ecosistema forte che le accompagni. Eppure, si tratta di Imprese agili, innovative, capaci di attrarre giovani talenti, di generare occupazione qualificata, di ibridarsi con il turismo, il digitale, la sostenibilità.

Servono politiche mirate. Serve una nuova generazione di incubatori culturali, capaci di connettere Università, Imprese, istituzioni culturali, enti del terzo settore. Servono fondi regionali e strumenti di microfinanza per accompagnare le Imprese culturali nelle fasi iniziali e nelle sfide dell’innovazione. Serve una visione chiara che consideri la cultura non un costo da contenere, ma un investimento strategico per la competitività del territorio.

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A Venezia l’Università Ca’ Foscari ha avviato negli ultimi anni diversi progetti che mettono in relazione cultura, economia e territorio, sperimentando nuovi modelli di governance culturale e nuove forme di imprenditorialità creativa. Queste esperienze, frutto di una solida collaborazione tra accademia, istituzioni pubbliche e attori privati, dimostrano come sia possibile costruire filiere culturali innovative, basate sulla partecipazione attiva, la valorizzazione dei patrimoni locali e il protagonismo delle nuove generazioni.

A Verona il design e la produzione audiovisiva sono in crescita grazie a nuovi spazi collaborativi. A Treviso e Vicenza il legame tra artigianato e comunicazione culturale sta generando ibridazioni sorprendenti. Padova, con il suo ecosistema universitario, può diventare la cabina di regia per una strategia culturale regionale fondata su conoscenza, dati e reti.

Come scriveva l’architetto padovano Giò Ponti, “la tradizione non è mai nostalgia, è sempre una spinta a creare”. Oggi il Veneto ha bisogno di questa spinta. Di creare le condizioni per cui cultura e impresa smettano di essere mondi separati e inizino a generare valore insieme. Perché un’Impresa culturale non produce solo profitti: produce senso, appartenenza, identità. E in un mondo che cambia così in fretta questi sono gli asset più preziosi.

Investire sulle Imprese culturali significa investire su ciò che rende unico il Veneto. Significa trasformare la ricchezza del passato in energia per il futuro. E costruire una regione dove non solo si lavora e si vive bene, ma dove si immagina, si crea e si ispira.



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