Dal “Governo dei migliori” altri 20 milioni per l’Einstein Telescope. Nel frattempo sanità, imprese e inclusione restano al palo.


Mentre la sanità pubblica arranca, le imprese faticano a sopravvivere e le politiche di inclusione sociale si riducono a sporadiche iniziative senza visione né continuità (anche l’assessora che non si indigna ci voleva), la Regione Sardegna trova il tempo – e soprattutto le risorse – per destinare altri venti milioni di euro al progetto Einstein Telescope. Una vera e propria “cattedrale nel deserto”, per l’ennesima volta finanziata a scapito delle priorità reali del territorio.

Il finanziamento, approvato con delibera della Giunta regionale su proposta della presidente Alessandra Todde, servirà a realizzare interventi infrastrutturali complementari presso il sito di Sos Enattos, nel comune di Lula, candidato a ospitare il grande osservatorio sotterraneo per onde gravitazionali.

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Interventi che vanno dalla ristrutturazione della Diga Minghetti all’adeguamento della viabilità di accesso al futuro Centro Ricerche, passando per ponti, bretelle e rampe. Tutto rigorosamente pianificato entro il 2028. E tutto finanziato – come sempre – con risorse riprogrammate, in questo caso dal Piano Sviluppo e Coesione 2000-2020. Soldi vecchi per progetti che, al netto delle promesse, poco o nulla restituiranno in termini di impatto sociale immediato. E nel frattempo i comuni della Sardegna si spopolano, con realtà locali sempre più prive di giovani, scuole e, quindi, di dinamismo locale.

Mentre si rilancia la “vision” del grande telescopio europeo,quindi, la Regione continua a ignorare le vere emergenze dell’isola: liste d’attesa infinite negli ospedali, interi comparti produttivi lasciati senza strategie strutturali, giovani esclusi dal mondo del lavoro e dai percorsi formativi (ovviamente parliamo di quelli sostanziali, non delle boiate promosse dalle agenzie regionali e spacciate per “valore aggiunto” per la crescita delle competenze dei “nostri giovani”).

Insomma, la Giunta regionale sembra capace solo di riproporre le stesse politiche (con minime ed estemporanee eccezioni) viste nelle legislature precedenti, senza un piano concreto o misure di lungo respiro.

Nel frattempo, si annunciano milioni su milioni per “rafforzare la candidatura” di un’opera che, se mai verrà realizzata, produrrà benefici difficilmente tangibili per la popolazione locale. Mentre la Sardegna sprofonda tra emergenze sociali ed economiche, la classe dirigente regionale continua dunque a puntare su grandi opere scollegate dai bisogni reali del territorio, dimostrando ancora una volta tutta l’inconsistenza di una classe dirigente priva di strategia e contatto con la realtà.

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