Tra i primi progetti annunciati dal neopresidente Trump, fin dal suo insediamento alla Casa Bianca, c’è l’applicazione di dazi alle aziende di altri Paesi che esportano negli Usa.
La manovra potrebbe cambiare gli assetti internazionali per quanto riguarda la supply chain dei prodotti. In particolare per quanto riguarda l’Italia, Paese a vocazione esportatrice.
Ne abbiamo parlato con Lorenzo Prataviera, docente nel corso di laurea magistrale in Logistics and Supply Chain Management, presieduto Ivan Russo, docente del dipartimento di Management.
Professor Prataviera, ci spiega come i dazi condizionano le scelte di allocazione dei prodotti?
I dazi doganali rappresentano tasse all’importazione (e talvolta esportazione) di beni, prodotti e servizi, introducendo severe limitazioni alla libera circolazione di materie prime, semilavorati, e prodotti finiti attraverso le dogane di tutto il mondo. Per un Paese a vocazione esportatrice come l’Italia, con un valore delle esportazioni nel 2024 superiore ai 600 miliardi di euro, l’imposizione di nuovi dazi rappresenta sicuramente un problema, a maggior ragione se introdotti da un paese come gli Stati Uniti che rappresenta la seconda destinazione a livello mondiale per l’export italiano ed il quarto mercato per le merci del territorio veronese che ha quasi 620 milioni di euro come valore delle esportazioni verso gli Stati Uniti nei primi nove mesi del 2024. Inoltre, i dazi influenzano significativamente le decisioni delle imprese riguardo non solo alla localizzazione della produzione, ma anche alla localizzazione dei fornitori ed alla distribuzione dei prodotti nei vari Paesi. Questi aspetti illustrano l’importanza, e la complessità, delle catene di fornitura, le supply chain, dalla raccolta delle materie prime alla consegna al consumatore finale – aspetti di cui ci occupiamo estensivamente dal punto di vista della ricerca scientifica all’interno del gruppo di ricerca in Logistica e Supply Chain Management del dipartimento di Management.
Quali strategie possono adottare le aziende per mitigare l’impatto dei dazi sulle loro catene di fornitura?
Le imprese possono scegliere di rilocalizzare parte dei processi produttivi in Paesi non soggetti a dazi per ridurre i costi di accesso a determinati mercati. Più in generale, l’aumento dei costi legati ai dazi può suggerire una revisione delle catene di fornitura, modificando i flussi di import/export così come componenti o processi per rientrare in categorie tariffarie più favorevoli. Molte aziende europee che esportano negli Stati Uniti hanno già trasferito parte della produzione in Messico o Canada per beneficiare degli accordi commerciali esistenti. Tuttavia, i recenti annunci della nuova amministrazione suggeriscono una crescente volatilità e incertezza che potrebbero portare ad ulteriori evoluzioni nelle catene di fornitura. Proprio per rispondere a queste sfide, l’università di Verona ha attivato un nuovo corso di laurea magistrale in Supply Chain Management, per fornire agli studenti competenze avanzate su logistica, strategie doganali e resilienza delle catene di fornitura, formando figure professionali in grado di affrontare le incertezze del commercio globale.
Qual è l’effetto dei dazi sulle dinamiche competitive tra le aziende statunitensi e quelle estere, in particolare quelle italiane?
I dazi annunciati dalla seconda amministrazione Trump mirano a favorire la competitività delle aziende statunitensi penalizzando le importazioni. Tuttavia, il loro impatto sulle dinamiche competitive è complesso e dipende da diversi fattori. Nel breve termine le imprese statunitensi potrebbero essere avvantaggiate da una riduzione della concorrenza estera, a patto di riuscire a ricreare rapidamente le competenze e le capacità necessarie per soddisfare la domanda con risorse nazionali. Tuttavia, molte aziende americane dipendono da fornitori internazionali, e l’aumento dei costi di importazione si ripercuoterà negativamente anche su di loro, portando a rincari per il consumatore finale. Per le aziende italiane esportatrici, i dazi aumentano i costi e riducono la competitività negli Usa, aumentando l’attrattività di soluzioni come la delocalizzazione in Nord America o lo sviluppo di nuovi mercati di sbocco. Le aziende potrebbero adattare i prezzi finali per assorbire parte del costo dei dazi o privilegiare nuovi mercati, meno penalizzati da barriere commerciali. Tuttavia, l’introduzione di dazi da parte degli Usa scatenerà realisticamente effetti reciproci da parte dell’Unione Europea, creando un clima di crescente instabilità ed innescando ulteriori barriere.
Elisa Innocenti
***** l’articolo pubblicato è ritenuto affidabile e di qualità*****
Visita il sito e gli articoli pubblicati cliccando sul seguente link