Il favoloso mondo di Meloni e la dura realtà della crisi

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L’economia in stagnazione, che cresce a un ritmo dello zero virgola, e l’aumento del lavoro povero non si devono solo alla crisi della Germania. Ma sono, in buona parte, il risultato delle politiche del governo

I dati sul Pil smentiscono, radicalmente, la narrazione ottimistica proposta dal governo. Meloni sembra non curarsene. Ripete che l’Italia con lei è in buona salute e l’economia cresce: lo ha ribadito anche alla convention dei «conservatori» (cioè dell’estrema destra), pochi giorni fa, in casa di Donald Trump. La propaganda e la realtà prendono strade opposte.

I dati e la realtà

I numeri, certificati a febbraio da Eurostat e prima ancora anche dall’Istat, mostrano che il Pil italiano è fermo da sei mesi (zero per cento sia nel terzo sia nel quarto trimestre 2024). L’industria non cresce ormai da due anni e ha fatto registrare un meno 3,5 per cento nel 2024.

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E il tanto sbandierato aumento dell’occupazione appare, ormai, soltanto un ricordo sbiadito: a dicembre il numero di occupati è rimasto fermo e, in tutto l’ultimo trimestre del 2024, è salito di appena lo 0,1 per cento. A dirla tutta, poi, quest’incremento altro non era che la coda di un processo che dura da 15 anni e che, semmai, proprio con il governo Meloni si è fermato; e dietro al quale si osserva uno spostamento degli occupati dall’industria ai servizi, perlopiù privati, dove i lavoratori vengono pagati meno che nel pubblico.

È insomma parte di un cammino di deindustrializzazione del Paese e riposizionamento verso settori a scarsa innovazione, e a basso reddito, come la logistica e il turismo, che fa il paio con l’aumento record del lavoro povero e la diminuzione del numero di ore lavorate per addetto.

La realtà dei fatti

La storia andrebbe raccontata per intero. L’economia in stagnazione, che cresce a un ritmo dello zero virgola, e l’aumento del lavoro povero non si devono solo alla crisi della Germania.

Ma sono, in buona parte, il risultato delle politiche del governo: il regime fiscale di favore per la piccolissima impresa (con il forfettario, la cosiddetta “flat tax”) e la benevolenza verso gli evasori (con la rottamazione, l’ennesima da poco approvata), oltre a privare l’Italia di risorse fondamentali per gli investimenti, favoriscono proprio i comparti meno produttivi dei servizi, dove la maggioranza di destra-centro ha il grosso dei consensi; l’ostinato rifiuto di introdurre un salario minimo va nella stessa direzione.

Strategie errate

In aggiunta, il governo Meloni ha clamorosamente sbagliato l’intera strategia politica industriale. Transizione 5.0, l’agevolazione per gli investimenti realizzati nel 2024 e 2025, è risultata a oggi un totale fallimento, per via di procedure troppo complicate: si pensi che dei 6,3 miliardi di euro stanziati, finora ne sono stati spesi solo 400 milioni.

Il governo in pratica ha aumentato la burocrazia, invece di diminuirla, con il risultato di azzoppare la già fragile industria italiana.

Sorpasso spagnolo

Anche le riscritture del Pnrr, per motivi politici, hanno condotto a ritardi e sprechi. La Spagna di Sanchez ha invece saputo utilizzare il Pnrr con una visione coerente e una programmazione unitaria, legata agli investimenti green, garantendo al contempo la dignità del lavoro, giusti salari e riuscendo ad attuare coraggiose misure di redistribuzione fiscale (che questa maggioranza vede con il fumo negli occhi).

Risultato? La Spagna è stata nel 2024 campione di crescita in Europa, con il 3 per cento di aumento del Prodotto Interno Lordo. I dati mostrano insomma che è con politiche di programmazione, specie nella transizione ecologica, e la redistribuzione che una grande economia del Sud Europa trova la via della crescita e del benessere: l’opposto, anche qui, della propaganda del governo.

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Quel che è peggio, la separazione fra propaganda e realtà non riguarda solo l’economia.

Ma, addirittura, le nostre libertà fondamentali. A quella stessa convention della destra trumpiana, Meloni è arrivata a dire che, con lei, in Italia c’è più libertà.

Peccato che tutti gli organismi internazionali certifichino ben altro.

Secondo Amnesty International, ad esempio, nel 2023 e nel 2024 le libertà e i diritti umani in Italia sono nettamente peggiorati e rischiano di diminuire ulteriormente, a causa delle politiche e delle azioni del nostro governo. Insomma, l’Italia con Meloni sta diventando più povera e meno libera. Il fatto che, in entrambi i casi, lei sostenga l’esatto contrario è una riprova, ulteriore, del periodo drammatico che stiamo vivendo. E della pericolosità e dell’estremismo di questa destra di governo.

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