Una vigilia agitata per lo sciopero dei magistrati che andrà in scena oggi: l’elezione del nuovo procuratore generale della Cassazione al plenum del Csm presieduto dal presidente Mattarella è stata particolarmente complicata. Prima di tutto perché non si è arrivati a una decisione unitaria come auspicato dal Colle, e poi perché la spaccatura non è stata generata solo dai laici di destra, ma anche da quattro dei sette consiglieri di Magistratura indipendente. E così se i numeri del vincitore annunciato Pietro Gaeta sono notevoli (20 voti), quelli dello sfidante Pasquale Fimiani sono stati migliori del preventivato (9). Il vicepresidente Fabio Pinelli, come da prassi, si è astenuto. «Non c’è dubbio che Gaeta avesse molti più titoli di Fimiani – spiega al manifesto un togato che nota la divisione interna ma pensa che non vada enfatizzata troppo -, comunque parliamo di due figure di altissimo profilo».
GAETA, magistrato di enorme esperienza, è avvocato generale della Suprema corte, dove si è occupato anche di casi pesanti come il crack Parmalat, il quarto processo Borsellino e quello contro i poliziotti responsabili del massacro alla Diaz durante il G8 di Genova del 2001 (in quella occasione sostenne tra le altre cose che «i manifestanti si difesero» e che tra gli agenti c’era «spirito di rivalsa»). In passato è stato anche assistente di tre giudici della Consulta (Flick, Modugno e Gallo). Dal prossimo marzo, dunque, subentrerà come procuratore generale a Luigi Salvato, che va in pensione. Fimiani, dal canto suo, pure è avvocato generale della Cassazione, dove ha seguito soprattutto il settore penale. Le sue speranze di farcela sono sempre state poche, ma il gioco dei laici della destra era semplice: spaccare e fornire all’esterno l’immagine di un Csm diviso. A sera Claudia Eccher (eletta in quota Lega) ha accusato i suoi colleghi consiglieri di essere stati condizionati «dalle solite dinamiche che caratterizzano le correnti della magistratura». Che dalle sue parti sono considerate alla stregua di un «potere cancerogeno» (definizione del sottosegretario Andrea Delmastro, che così si è espresso pochi giorni fa dopo essere stato condannato a otto mesi per il caso Cospito). In ogni caso, tutti i togati – tranne l’indipendente Andrea Mirenda, favorevole al sorteggio dei membri del Csm – hanno aderito con una nota congiunta alla protesta di domani. Un segnale finale di ricomposizione nel nome dell’opposizione alla separazione delle carriere. E un sospiro di sollievo per il nuovo presidente dell’Anm, Cesare Parodi, esponente di Mi, che ha corso il rischio di vedere la sua componente andare in frantumi.
ALLA FINE dell’intenso pomeriggio di plenum, al momento dei saluti – di solito una pura formalità istituzionale – Mattarella ha fatto qualche considerazione in più del previsto. Parole non meno che ineccepibili da tutti i punti di vista e che però si fanno notare perché pronunciate a poche ore di distanza dallo sciopero. Il presidente prima ha invitato tutti ad applicare al più presto le varie circolari attuative della riforma ordinamentale, poi ha augurato al consiglio di «procedere con impegno nella sua attività di così alto valore costituzionale, provvedendo con tempestività ad assumere le sue decisioni, concorrendo, attraverso il governo autonomo della magistratura, ad assicurare la irrinunziabile indipendenza dell’ordine giudiziario e di contribuire alla serenità della vita istituzionale». Il richiamo alla «irrinunziabile indipendenza» fa di certo rumore, anche perché tra i motivi per cui le toghe sono contro la separazione delle carriere il più consistente è quello di prospettiva: e cioè che i pubblici ministeri presto o tardi finiranno sotto il controllo del governo, come del resto accade in tutti i paesi il cui ordinamento divide la magistratura requirente da quella giudicante.
LA PROTESTA delle toghe, a Roma, si consumerà in mattinata: l’appuntamento è alle 10 davanti alla Cassazione per un «incontro con la cittadinanza». Seguirà dibattito al cinema Adriano, dall’altra parte della strada. L’obiettivo minimo perché si possa parlare di successo dello sciopero è un’adesione al 70%. I primi dati arrivati all’Anm sarebbero incoraggianti.
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