Il regionalismo “asimmetrico”, tra conflitti, incompetenze e scaricabarile – di Michele Marino

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La caratteristica prevalente in merito alla forma di Stato che a partire dalla Costituzione della Repubblica è stata adottata è quella di una sorta di “regionalismo spinto”: basti pensare alla previsione normativa delle “Regioni a statuto speciale e province autonome”. Anomalia tutta italica che ci portiamo dietro, faticosamente e tra tante contraddizioni, da ben 77 anni e sulla quale mi sono lanciato del tutto isolatamente, all’epoca del II Governo Berlusconi, nel corso di una riunione di Gabinetto, affermando che si trattasse (e lo è tuttora!) di una configurazione legislativa ormai superata e quanto meno da riesaminare con acutezza, severità di approccio e approfondita obiettività: silenzio “assordante” quasi da vergognarsi … altro che “vox clamantis in deserto”!

Questa premessa è utile non solo a comprendere come, essendo la nostra una democrazia ancora giovane, la classe dirigente del Paese resta invariabilmente, dopo tre generazioni a distanza dalla II guerra mondiale, poco decisionista e non proprio illuminata – come lo erano Aldo Moro e don Sturzo – nel senso che manca una visione di sistema. E tale carenza “politica”, come ricerca del bene in chiave paradigmatica della società/ “polis” si riverbera, inevitabilmente, in una serie di problematiche relative ai rapporti tra lo Stato centrale, dicasi Governo/dicasteri, e le regioni con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti noi.

Non si è venuti a capo dell’intricata matassa, inerente la qualità del “servizio sanitario nazionale”, senza riuscire a sviscerare il punto critico e nevralgico che, appunto, risale alla fonte primaria dell’ordinamento giuridico che è la Costituzione, la quale include, al Titolo V, l’elenco delle materie che vengono devolute alle Regioni: ahimè, la più rilevante è quella sanitaria che vuol dire articolo 32 Cost. , ovvero il fondamentale diritto alla salute. Oggidì, tanti politologi, medici virologi e immunologi, ecc., mettono in discussione il fatto che detta tutela di primario interesse non faccia capo allo Stato centrale, anche in considerazione della difformità organizzativa e tecnologica tra gli enti territoriali che determina quasi delle categorie tra cittadini, più o meno garantiti nell’espletamento dei servizi essenziali per la loro salute.

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Oggidì ci troviamo esattamente a metà del guado tra il sistema nazionale sanitario che cura e assicura la salute pubblica di cittadini e stranieri e le nuove norme che favoriscono la privatizzazione attraverso il sistema delle convenzioni. Ne deriva, ovviamente, una considerazione negativa sull’assunzione di responsabilità che, sembra accomunare in modo parallelo  la dirigenza politica a quella dell’apparato amministrativo.

Chi come il sottoscritto conosce “il palazzo” dall’interno può motivatamente affermare che quanto sta accadendo alla categorie di cittadini più esposte (in primis i disabili e gli ultra-80.nni), addirittura in regioni tra le più progredite. Tanto peggio potrà accadere nelle zone interne del Mezzogiorno e delle isole, ove allo spopolamento e particolarmente alla fuga dei giovani verso le metropoli o l’estero si aggiunge l’indifferenza e/o la disattenzione del Palazzo romano, ovvero la scarsa, ambigua o apparente disponibilità da parte delle competenti Regioni e Province.

Forse c’è da ripensare, sociologicamente, ai valori fondamentali della vita sociale, al welfare, invece di dare troppa importanza alla produttività, al lucro capitalistico e al  PIL, emblema astratto del benessere economico, a scapito della dignità umana e addirittura della stessa integrità fisica, cioè sarebbe meglio sacrificare una persona della “terza età” che una nel pieno delle energie fisiche e quindi lavorative! Si pensi: all’emergenza idrica ed al problema enorme della “Terra dei fuochi in Campania, Molise, Puglia e Basilicata”, di gran lunga sottovalutato.

Quindi, i conflitti di competenza che vengono discussi pubblicamente dalle opposte fazioni di pensiero sono che si tratta più un qualcosa di apparente che sostanziale, effetto di un’esigenza di confrontarsi tra opinionisti, esperti e politici. Ma i conflitti che affliggono il sistema-Paese sono abbastanza complessi e articolati in un’ambiguità di fondo e “scaricabarile”, vizio storico della “forma mentis” dell’italiano, che rievoca il pensiero del Machiavelli, e che si rigenera con facilità ai vari livelli decisionali.

L’incompetenza, infine, rafforza – mi si consenta l’ossimoro – questo anello debole, soprattutto se essa circola improvvidamente nel sistema sanitario, regionalizzato (su cui il Ministero dovrebbe vigilare di più e meglio), complicando ulteriormente le già difficili condizioni esistenziali e la sopravvivenza dei cittadini più a rischio.

Michele Marino

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