Ex Ilva, ore decisive per la vendita. I commissari studiano gli ultimi rilanci

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I player interessati continuano a limare le offerte per acquisire il polo, allungando i tempi per la decisione. Il governo apre a Invitalia.

Roma – Sono ore decisive per il futuro dell’ex Ilva. Durante il tavolo di ieri a Palazzo Chigi, i commissari hanno presentato le offerte dei tre attori rimasti in gioco ai ministri di competenza, rimettendo la palla al governo, rappresentato dai ministri Adolfo Urso, Maria Elvira Calderone, Tommaso Foti, Giancarlo Giorgetti e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Ci si aspettava un appuntamento decisivo ma così non è stato: per l’assegnazione servirà altro tempo. Occorre vagliare i rilanci, arrivati anche nelle ultime ore. Una riunione dunque solo interlocutoria. L’istruttoria non è ancora chiusa e restano sul campo le offerte di Jindal Steel International, degli azeri di Baku Steel e il fondo americano Bedrock.

“I commissari stanno approfondendo le tre proposte“, ha spiegato il ministro Urso, “soprattutto alla luce delle ulteriori migliorie che alcuni di questi attori hanno ritenuto di fare anche in questi giorni, in queste ore”. La procedura “consente e incentiva il rilancio competitivo” ed “è giusto – ha detto Urso – che i commissari abbiano il tempo necessario a completare la loro analisi”. “Ancora poche ore fa – ha ribadito – sono arrivate da parte di alcuni dei player delle proposte migliorative. E’ chiaro che vanno analizzate”. Il gruppo indiano Jindal “non è l’unico ad aver comunicato migliorie: c’è una interlocuzione continua tra i commissari e i tre attori affinché chiariscano la loro proposta”. Questo potrebbe prolungare l’attuale stallo di qualche settimana.

In campo resta anche l’ipotesi che lo Stato, attraverso Invitalia – società controllata dal Mef e già presente nell’assetto societario di Acciaierie d’Italia al fianco di ArcelorMittal – possa continuare ad affiancare l’aggiudicatario, con una quota di minoranza. Urso ha sottolineato che il ruolo di Invitalia “è una ipotesi che stiamo considerando anche alla luce del fatto che qualcuno degli attori lo abbia espressamente richiesto per migliorare il loro piano”. Mentre si allungano i tempi per il closing, in Senato procede l’esame dei decreto sulla continuità produttiva ed occupazionale degli impianti ex Ilva, e arriva un emendamento predisposto dal governo e presentato dal relatore Salvo Pogliese (FdI) per reintegrare, con un fondo ad hoc al Mimit di 80 milioni, il patrimonio destinato alle bonifiche.

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Nel frattempo, sul fronte giudiziario, il Tribunale di Milano ha rinviato al 22 maggio prossimo l’udienza relativa all’azione inibitoria contro l’ex Ilva presentata da dieci aderenti all’associazione Genitori tarantini e un bambino di 11 anni affetto da una rara mutazione genetica. I ricorrenti hanno chiesto, tra le altre cose, la “cessazione delle attività dell’area a caldo” dell’acciaieria. La motivazione, secondo quanto riferito dai portavoce dell’associazione, “richiama l’utilità di acquisire la nuova Aia e la documentazione a essa allegata”.
Il procedimento era ripreso dopo che la Corte di giustizia europea, esprimendosi sui quesiti sollevati dal Tribunale di Milano, il 25 giugno dello scorso anno aveva stabilito che in presenza di “pericoli gravi per l’ambiente e la salute umana” l’attività dell’ex Ilva “deve essere sospesa”.

Il presidente della sezione specializzata in materia di imprese del Tribunale di Milano, Angelo Mambriani, ha dichiarato l’improcedibilità della class action risarcitoria, che era stata presentata da 136 cittadini, compresi i promotori dell’azione inibitoria. “Questa decisione – ha commentato l’associazione Genitori tarantini – non stupisce affatto e ci era stata già anticipata come esito prevedibile da parte dei nostri avvocati Maurizio Rizzo Striano ed Ascanio Amenduni. La class action risarcitoria è stata dichiarata improcedibile nei confronti di imprese dichiarate insolventi in via definitiva. Che senso ha imbastire un mega processo come la class action, molto dispendioso, se alla fine, in caso di esito vittorioso, non si cava un ragno dal buco?”. “In ogni caso – concludono – è stato un lavoro che ci ritroveremo utile e pronto nel cassetto per riproporre la class action nei confronti del nuovo acquirente, ammesso che ci sia. Ora siamo in attesa della decisione sull’azione inibitoria e siamo fiduciosi che il Tribunale ordinerà come minimo il fermo degli impianti”. 



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