Per Siena la vertenza per la “ex Whirlpool” non è solo una questione di lavoro, ma di vera e propria identità economica
La minaccia di chiusura dello stabilimento Beko a Siena continua a tenere in allarme istituzioni, sindacati e lavoratori. Dopo giorni di mobilitazioni e incontri, la Regione Toscana, guidata dal presidente Eugenio Giani, ha avviato una trattativa serrata per scongiurare la perdita di 300 posti di lavoro e preservare un sito industriale considerato “strategico” per il territorio.
Nel pomeriggio del 25 febbraio, un tavolo urgente convocato in Regione Toscana ha riunito i principali attori della vertenza: sindacati, la presidente della Provincia di Siena Agnese Carletti, il sindaco Nicoletta Fabio (in collegamento remoto), l’assessore Simone Bezzini e il consigliere speciale Valerio Fabiani. Al centro dei lavori, la difesa del polo produttivo di Beko, la multinazionale turca accusata di comportamenti “scorretti” dopo l’annuncio dell’abbandono dello stabilimento senese.
Giani ha ribadito con fermezza l’importanza del sito: “L’impianto di Siena è strategico per la Toscana. Non possiamo cedere: è impensabile privare il territorio di questa attività industriale”. Il presidente ha inoltre criticato la mancanza di comunicazione diretta con il governo, sottolineando come la Regione abbia appreso alcune decisioni ministeriali solo tramite comunicati stampa.
I sindacati, da parte loro, hanno alzato i toni, denunciando le responsabilità di Beko e chiedendo garanzie concrete. La pressione sociale, secondo Giani, ha già ottenuto un risultato: l’estensione di un anno dell’attività produttiva, prevista ora fino al 31 dicembre 2025. Tuttavia, la battaglia si sposta su due fronti: la possibilità di un ripensamento della multinazionale o, in alternativa, una reindustrializzazione con nuovi soggetti.
La Regione ha chiarito che, secondo le normative italiane, l’acquisto dell’immobile può avvenire solo tramite enti come Invitalia, agenzia governativa per gli investimenti. Fiom e CGIL hanno avanzato una proposta concreta: costituire una “new company” con fondi pubblici e privati, coinvolgendo Beko nella transizione per garantire continuità occupazionale. “Il governo si è impegnato a sostenere questa opzione – hanno dichiarato i sindacati – ma serve l’impegno di tutti, nessuno escluso”.
Il 26 febbraio, gli europarlamentari PD Dario Nardella e Matteo Ricci hanno incontrato a Istanbul i vertici della holding della famiglia Koc, proprietaria di Beko, per portare all’attenzione della multinazionale le rivendicazioni dei lavoratori di Siena e delle Marche. Sebbene non siano trapelati dettagli sull’esito del colloquio, l’iniziativa segna un tentativo di internazionalizzare la vertenza, coinvolgendo direttamente la proprietà turca.
“C’è da essere ottimisti? Chissà…”, ha commentato con cautela Stefano Bisi, nel suo blog.
La situazione rimane delicata. Da un lato, la Regione punta a un accordo che includa ammortizzatori sociali e formazione per i dipendenti, dall’altro, i sindacati chiedono risposte immediate per evitare che il prolungamento delle attività diventi un’illusione. Intanto, l’attenzione si sposta su Roma, dove si deciderà il coinvolgimento di Invitalia, e su Bruxelles, con Nardella pronto a sollecitare interventi europei.
In un post, il Partito Democratico nel denunciare la situazione di crisi della Beko a Siena, critica l’ambiguità della sindaca. “Si sottolinea la necessità di un chiaro impegno a sostegno dei lavoratori, chiedendo garanzie sulla continuità produttiva e un progetto industriale solido. Il PD esprime preoccupazione per la politica industriale nazionale e per il silenzio del governo di fronte alla crisi, ribadendo il proprio sostegno alla lotta dei lavoratori”.
In un territorio come quello senese, già segnato da sfide economiche, la partita Beko non è solo una questione di lavoro, ma di identità industriale. La posta in gioco è alta, e la collaborazione tra istituzioni, sindacati e politica nazionale sarà cruciale per scrivere un finale diverso. Ma il tema potrebbe finire nel tritacarne delle prossime elezioni regionali?
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