Diversi istituti demoscopici concordano nei loro ultimi sondaggi elettorali: stabile complessivamente il consenso al governo di centrodestra a guida Meloni, grazie, soprattutto, a Fratelli d’Italia, fluttuante sopra il 30%, e grazie alla tenuta degli alleati di Forza Italia e della Lega; più incline ad una risicata tenuta tutto il centrosinistra, dove il PD non decolla dalla piattaforma Schlein e gli altri satelliti del centrosinistra o mangiucchiano qualcosa per poi perderlo la settimana successiva oppure insistono vanamente ad alzare la voce, spesso nonostante un seguito elettorale, pari a un due di briscola.
Il governo Meloni resiste, progredisce, cresce in visibilità, peso politico e credibilità con il contributo determinante di FdI, partito dello stesso Presidente del Consiglio.
Il dato di fatto è obiettivamente questo, innegabilmente evidente, sinora, alla luce di vari, confermativi sondaggi settimanali, difficili a contestarsi, ma anche solo a sottovalutare o a snobbare con spallucce, perché riflettono la verità della maggiore, odierna attesa politica della maggioranza degli italiani: stabilità per il lavoro, con la speranza che ne venga del nuovo, ma, innanzitutto, si garantisca il mantenimento di tutto quello ora salvabile nell’ambito della dominante crisi produttiva in corso, in particolar modo a livello europeo; stabilità per tenere a bada i prezzi al consumo e le bollette, difendendo, in tal modo, lo scarso potere d’acquisto di stipendi e pensioni nelle nostre tasche; stabilità, infine, per assicurare almeno l’indispensabile livello di assistenza ai cittadini, in primo luogo a quelli più deboli e fragili.
Proprio così, la stabilità è il mantra unico, quasi ossessivo degli italiani, adesso rivolto al governo in carica, ultimo, forse anche difficile approdo nella ricerca di un perlomeno minimo realismo politico che concluda, magari, pure solo una cosa alla volta o muova almeno un passo quanto la gamba, anziché promettere mari e monti per restare al palo.
Al palo, lo aveva già espresso un incontestabile voto politico, poi confermato da numerosi sondaggi, è rimasto tutto il centrosinistra, in particolare il PD, rivelatosi falso profeta di una sua mutazione politica con Elly Schlein: cosa mai realizzatasi per l’impossibilita di dare ordine ad un esclusivo, spesso disordinato cianciare su tutto e su tutti, sia interno che esterno, appunto, al principale partito pot-pourri, postcomunista della nostra travagliata sinistra.
L’Italia e gli italiani sono una nazione e un popolo, da tempo, prima ancora dell’arrivo di Giorgia Meloni, costretti a sbarcare il lunario, anche in un quadro internazionale, politico ed economico, molto incerto e devastato: dunque, il centrodestra è stato ritenuto, magari gradualmente, capace di accogliere, soddisfare questa richiesta di tirare a campare il meglio possibile, la sinistra, invece, è stata palesemente giudicata incapace di tale mission, persino a piccoli passi. Meloni tenta nuove vie sul tema dell’immigrazione, della giustizia, dell’autonomia regionale; l’opposizione, tout court, è contro ogni iniziativa, sempre e a prescindere, mai un suo contributo dove la critica sia contemporanea ad una controproposta fattiva. Meloni cerca la strada di una destra moderna, affrancata dal fantasma del suo passato autoritario; l’opposizione rispolvera e indossa i panni di un antifascismo ridicolo, stizzoso, fuori di senno, funzionale solo a nascondere la pochezza della sua presenza e azione attuali. Per questo, tutta l’opposizione è la migliore alleata del governo Meloni, assicurandone longevità e vigore, nonostante pure il centrodestra, FdI compresi, abbia evidenti problemi interni, perlopiù legati all’ inadeguatezza palese di buona parte della propria classe dirigente.
Il governo Meloni sceglie sempre tra le opzioni in gioco, l’opposizione, invece, soltanto tentenna nello sforzo di un proprio precario equilibrio tra le parti: un contrasto, questo, che davvero conta e balza agli occhi nell’era digitale dei social e della rapida comunicazione algoritmica. Non dico che il governo Meloni sia il top di una leadership, però costituisce, al momento, l’unica guida credibile per la sua concreta consapevolezza di una meta e di cosa voglia per questa Italia che vota sempre meno perché stanca e delusa, insicura e violata, ma ancora con tanta, disperata voglia di lavoro, serenità, nuova prosperità per uscire fuori dallo stallo di vivere precariamente alla giornata.
***** l’articolo pubblicato è ritenuto affidabile e di qualità*****
Visita il sito e gli articoli pubblicati cliccando sul seguente link