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Negli ultimi giorni, una serie di dichiarazioni ci spingono a riflettere su un fenomeno preoccupante: l’uso della religione per legittimare il potere politico e il progressivo indebolimento delle istituzioni democratiche a favore dell’esecutivo. Il 13 luglio 2024, durante un comizio a Butler, Pennsylvania, Donald Trump è stato vittima di un attentato, riportando una ferita all’orecchio destro. Dopo l’episodio, ha dichiarato: «Penso che Dio voglia che io sistemi il nostro Paese». Un’affermazione simile è arrivata pochi giorni fa da Vladimir Putin, che il 24 febbraio 2025, nel terzo anniversario della guerra in Ucraina, ha affermato che «Dio ha dato a me e all’esercito la missione di difendere la Russia». Nel caso di Donald Trump, non è solo una questione di citazioni occasionali o simboli religiosi. Il suo legame con la Chiesa Evangelica americana è profondo e strategico. Durante il suo mandato e in campagna elettorale, ha frequentemente fatto appello ai valori cristiani, specialmente quelli legati al movimento evangelico, che rappresenta una fetta significativa dell’elettorato conservatore statunitense. Il sostegno della Chiesa Evangelica è stato cruciale per la sua ascesa politica: molti dei suoi elettori lo considerano un “prescelto” che ha l’obiettivo di preservare i valori cristiani nell’America moderna. In questa cornice, Trump ha ricevuto il supporto di gruppi come la “Faith and Freedom Coalition” e ha cercato di rafforzare il suo legame con le chiese evangeliche. Durante il suo primo mandato, ha più volte affermato che il suo potere derivasse da Dio, asserendo che era stato scelto per svolgere una missione divina, proprio come affermato durante l’attentato in Pennsylvania. Questo uso della religione come giustificazione per la politica non è solo retorica, ma fa parte di una strategia più ampia volta a legittimare decisioni politiche impopolari e a consolidare il suo sostegno tra i gruppi religiosi conservatori. Il 26 febbraio 2025, Scott Turner, nominato segretario della Casa e dello Sviluppo Urbano degli Stati Uniti, ex pastore, è stato invitato dal presidente Trump a pregare in apertura del Consiglio dei ministri. Durante l’intervento, Turner ha pronunciato parole che evidenziano il forte legame tra il governo Trump e la fede cristiana, dichiarando: «Dio ti ringraziamo per averci permesso di vedere. Grazie Dio per averci dato il presidente Trump, speriamo che tu gli dia la saggezza. Noi oggi ti ringraziamo di averci dato l’opportunità di ripristinare la fede nel nostro paese». Questa preghiera pubblica non solo rafforza l’immagine di Trump come un leader “prescelto” ma sottolinea anche come la sua amministrazione veda il ripristino della fede come uno degli obiettivi principali della sua politica, con l’invocazione divina come giustificazione per il proprio potere.
L’utilizzo della religione come strumento politico non è un fenomeno limitato agli Stati Uniti o alla Russia. Anche in Italia abbiamo visto esempi significativi, come nel caso di Matteo Salvini, leader della Lega. Durante la campagna elettorale per le europee del 2024, Salvini è apparso in pubblico stringendo un rosario e alzando una Bibbia, ribadendo il suo legame con la tradizione cattolica. Questo gesto ha suscitato molte polemiche, così come accadde già nel 2019, quando invocò la protezione del Cuore Immacolato di Maria durante un comizio. Questi episodi confermano come il richiamo alla religione non sia solo un fenomeno dei regimi autoritari, ma venga usato anche nelle democrazie occidentali per rafforzare il consenso elettorale. La domanda resta la stessa: si tratta di fede autentica o di un calcolo politico per legittimare il proprio potere? Queste parole ricordano una vecchia lezione della storia. Il 16 novembre 1922, Benito Mussolini, parlando alla Camera dei Deputati, disse: «Non è solo un cambio di governo, è un cambio di regime». Questo concetto si concretizzò con la progressiva cancellazione degli equilibri democratici e la concentrazione del potere nelle sue mani. Oggi, con un linguaggio moderno, assistiamo alla stessa strategia: se il potere è un mandato divino, chi potrebbe mai metterlo in discussione senza essere considerato nemico di Dio? Il principio base della democrazia è la divisione tra poteri esecutivo, legislativo e giudiziario. Tuttavia, i nuovi assetti politici spingono sempre più verso governi con poteri fortemente accentrati. Negli Stati Uniti, Trump ha spesso attaccato il Congresso e il sistema giudiziario, considerandoli ostacoli alla sua azione politica. In Russia, la Duma è ormai un organo senza reale opposizione, mentre il sistema giudiziario è nelle mani del Cremlino. L’idea che il capo del governo sia il “prescelto” per salvare la nazione è una pericolosa giustificazione per limitare il pluralismo e soffocare il dissenso. La storia insegna che quando un leader si pone al di sopra delle istituzioni, queste finiscono per diventare meri strumenti del suo potere.
Un altro elemento chiave in questa dinamica è il controllo dell’informazione. Il Washington Post, giornale di proprietà di Jeff Bezos, ha recentemente visto una svolta editoriale imposta dallo stesso fondatore di Amazon. Il 26 febbraio 2025, Bezos ha dichiarato che il giornale avrebbe sostenuto «ogni giorno la libertà personale e il libero mercato», spostando così la linea editoriale su posizioni più conservatrici. A seguito di questa decisione, David Shipley, capo della pagina degli editoriali, si è dimesso. Il fatto che un grande giornale americano modifichi la sua linea per adattarsi al nuovo corso politico solleva domande importanti: quanto spazio rimane per un’informazione indipendente quando il potere economico e politico si fondono? Se i media diventano strumenti del potere, la capacità della società di esercitare un controllo critico si riduce drasticamente. Questi eventi non sono scollegati tra loro. Quando un leader inizia a parlare di Dio come fonte della propria autorità, quando il Parlamento e il sistema giudiziario vengono messi in secondo piano e quando i media smettono di fare da contrappeso, la democrazia è in pericolo. La storia ha già mostrato dove portano questi processi. Il punto non è se accadrà di nuovo, ma se saremo in grado di riconoscerlo prima che sia troppo tardi.
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