Urso: «Sui dazi Usa l’Europa deve negoziare, ma no a contro dazi. Stati Uniti saranno sempre nostri alleati»


Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso: serve una nuova politica industriale europea che ridia competitività alle nostre imprese. Contromisure dell’Ue? «Ci faremmo male da soli»

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Ministro Adolfo Urso, domani entrano in vigore i nuovi dazi Usa: inizia la guerra commerciale?
«Dobbiamo scongiurare l’escalation che accrescerebbe il danno. Bene fa la Commissione europea a riflettere prima di reagire; misure di compensazione come quella annunciata sul whisky producono gravi conseguenze per la ritorsione diretta e simmetrica, ad esempio, sui vini. Ci vuole più fantasia nel reagire con altri strumenti che non siano solo i dazi. È necessaria una nuova politica industriale europea che restituisca competitività alle nostre imprese e tenga conto dei nuovi fattori geopolitici».

Quanto può costare questa guerra all’Italia e quali sono i settori più a rischio? 
«Secondo la presidente Ursula von Der Leyen, i dazi Usa avranno un impatto negativo sulla crescita europea dello 0,3%, eventuali contromisure della Ue lo accrescerebbero allo 0,5%: ci faremmo male da soli. Per l’Italia più a rischio sono alimentazione, farmaceutica e automotive. Stiamo lavorando ad un’analisi sui singoli settori che adegueremo quando sapremo con certezza quali siano le misure effettivamente realizzate».




















































Gli Usa sono il nostro principale partner commerciale extra-Ue, c’è un piano del governo per difendere le aziende italiane preoccupate?
«Anche noi siamo preoccupati ma non rassegnati. La politica commerciale è competenza esclusiva della Commissione a cui chiediamo cautela, responsabilità e lungimiranza. Da parte nostra, abbiamo sviluppato con il ministero degli Esteri un piano d’azione per indirizzare e supportare le nostre imprese esportatrici nei mercati aperti e in crescita: nell’Indopacifico, in Africa e nella Penisola Arabica, ma anche nell’area del Mercosur. Dobbiamo prenderne atto: siamo in una nuova era, in cui la competizione sarà tra aree regionali».

Il segretario del Commercio Usa Howard Lutnick parla di «reciprocità» e invita le aziende ad andare a produrre negli Usa. Cosa gli risponde?
«Anch’io invito le imprese straniere ad investire di più in Italia e ho creato corsie preferenziali per accelerare l’iter autorizzatorio. Lo scorso anno abbiamo registrato 35 miliardi di investimenti stranieri greenfield in Italia, più di Germania e Francia. Anche le imprese americane hanno accresciuto i loro investimenti. Ma il richiamo degli Stati Uniti può avere conseguenze. Non è certo un buon segnale, occorre essere vigili e agire tempestivamente».

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Vi siete sentiti con Lutnick?
«Non ancora. Ma ho incontrato a Roma Paolo Zampolli, l’inviato speciale di Trump, e altri incontri con esponenti dell’amministrazione Usa sono in programma. Incontrerò Lutnick quando affronteremo le tematiche bilaterali di politica industriale, che riguardano il mio dicastero. La politica commerciale è di competenza europea e in Italia del ministero degli Esteri, quindi del mio amico Tajani con cui agiamo in piena sintonia».

Gli Usa sono ancora un alleato e partner affidabile dell’Italia?
«Sono il principale alleato dell’Italia e dell’Europa. E tale resteranno sempre. Anche per lo storico ruolo della comunità italiana negli States e per il ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo e in Africa, che gli Usa non possono presidiare da soli».

Cosa deve fare l’Europa?
«Tocca alla Commissione agire sul piano commerciale con accordi bilaterali preferenziali con altri attori globali. Ma soprattutto realizzando una vera politica industriale che restituisca competitività alle imprese europee, tutelando il mercato interno, con l’obiettivo della autonomia strategica su energia e materie prime critiche, tecnologia green e digitale. È l’Italia che si è mossa per prima ed ora catalizza le alleanze necessarie. Ma occorre fare in fretta».

Per von der Leyen, il piano di riarmo Ue è una opportunità anche per l’Italia e la sua industria. È d’accordo?
«Von der Leyen ha preso atto della realtà. Dobbiamo trasformare la necessità di difendere la pace e la libertà in Europa in una opportunità di sviluppo per le nostre filiere industriali. E tornare alla visione dei padri fondatori dell’Europa. Ma la sovranità esiste solo se si è capaci di tutelarla, a partire dall’energia e dalla difesa, fondamento di crescita e libertà».

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31 marzo 2025

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