CASO ALMASRI/ Una sfida al segreto di Stato in nome della democrazia?

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Il recente caso sull’arresto e successiva liberazione del miliziano libico Almasri, capo della polizia giudiziaria di Tripoli, pone alla ribalta il segreto di Stato, quale rimedio utilizzabile dall’Esecutivo per fermare l’indagine giudiziaria. L’incipit dell’inchiesta è stato innescato, in questo caso specifico, dalle accuse formulate a membri del Governo dei reati di favoreggiamento per avere favorito la fuga di un ricercato della giustizia internazionale, nonché di peculato, per avere ricondotto la persona nel Paese di origine con un aereo dello Stato italiano.



In passato, il segreto di Stato è stato posto in limitate ipotesi di indagine riguardanti, ad esempio, i casi del sequestro dell’imam egiziano Abu Omar, oppure dello “scandalo Telecom-Sismi”, in merito all’ipotizzato compimento di intercettazioni illegali, o del cosiddetto “archivio segreto di via Nazionale”, relativo ad un presunto dossieraggio a danno di giornalisti, politici e magistrati.

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Che cos’è il segreto di Stato

Il segreto di Stato è un istituto previsto dal codice di procedura penale, all’articolo 202, il quale dispone che “l’opposizione del segreto di Stato, confermata con atto motivato dal Presidente del Consiglio dei ministri, inibisce all’autorità giudiziaria l’acquisizione e l’utilizzazione, anche indiretta, delle notizie coperte dal segreto”. Una volta posto, il segreto di Stato dura quindici anni, e può essere rinnovato solo un’altra volta, sempre su determinazione del Presidente del Consiglio.

Il fondamento politico della “ragion di Stato”

Il segreto è l’essenza del potere. Elias Canetti nel suo celebre Massa e potere afferma che “il segreto sta nel nucleo più interno del potere”. Il primo a parlare dell’uso del segreto quale tecnica essenziale dell’arte del governo è stato Tacito nelle Storie, con l’utilizzo del termine arcana imperii, che, insieme agli arcana dominationis, costituiscono il potere invisibile, vero esercizio di manipolazione del bene pubblico e del consenso, basato sul tacere, il sottacere, il rivelare in parte, il mascherare la verità fattuale.



Tuttavia, con Kant si apre la stagione della democrazia, del potere in pubblico, della trasparenza. Il segreto degli affari di Stato è messo al bando in quanto minaccia all’uso della ragione, presente in ogni cittadino, chiamato a partecipare alla vita pubblica mediante il dibattito libero e la scelta dei propri rappresentanti nelle assemblee legislative.

La critica kantiana nasce giusto con riferimento ai rapporti internazionali e nel Progetto di pace internazionale perpetua, mai così attuale, si ricorda che la segretezza nei rapporti fra Stati è “inutile quanto ripugnante agli interessi della libertà e a quelli della pace”, con conseguente assunzione del principio cardine, per il quale “tutte le azioni relative ai diritti di altri uomini, la cui massima non è compatibile con la pubblicità, sono ingiuste”. In pratica, o il potere è visibile oppure non è legittimo.

La democrazia assurge perciò a metodo di controllo dei pubblici poteri da parte degli individui, delle comunità e degli organi eletti.

Ragion di Stato e democrazia

Resta, quindi, aperto il dubbio sulla compatibilità odierna della ragione di Stato con la democrazia. Una questione che torna ogni qualvolta, specie in politica estera, è in gioco la sicurezza della nazione come, ad esempio, nel rispetto di un trattato tenuto nascosto o di una tacita intesa, che richiama l’esercizio di un potere occulto per la salvezza di una vita o dell’interesse generale.

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Pur nella complessità del problema, tale antinomia sembra poter trovare soluzione nel ritenere il segreto di natura meramente derogatoria alla regola generale della pubblicità del potere, del controllo successivo e della eventuale sanzione politica della condotta dell’esecutivo.

In sostanza, la prudenza del serpente e l’astuzia della volpe, simboli “bestiari” dell’agire politico, debbono essere contenute nelle sfere dell’etica – circa la responsabilità delle proprie azioni –, del diritto – quale rispetto dei principi fondamentali della Costituzione –, della politica – attraverso il dibattito parlamentare e la conoscenza del cittadino –, atteso che, per quanto detto, la democrazia può svolgersi solo nella sfera del potere visibile e della pubblicità delle azioni del politico.

Diversamente, chi governa si perderà in una trama di intrighi, congiure e dissimulazioni: il serpente mangerà sé stesso, mentre la volpe dovrà fare i conti con l’aggressione del lupo.

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