I numeri e le proposte della filiera degli elettrodomestici

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Atteso entro fine mese il decreto sul bonus elettrodomestici, l’incentivo previsto dal governo Meloni con la scorsa Legge di Bilancio e, come scrive il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, “dedicato all’acquisto di grandi elettrodomestici di elevata efficienza energetica, prodotti in Europa, con la sostituzione contestuale di apparecchi meno performanti”. 

Il fondo prevede una dotazione iniziale di 50 milioni di euro, sarà valido per tutto il 2025 e sarà concesso fino al 30% del costo di acquisto, per un massimo di 100 euro per elettrodomestico, elevato a 200 euro per le famiglie con un ISEE inferiore a 25.000 euro.  “La misura mira a tutelare la produzione nazionale sostenendo le famiglie nei consumi e incentivando l’acquisto di prodotti più efficienti ed ecosostenibili. Così coniughiamo sviluppo industriale e transizione green” ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

In attesa del decreto, che dovrà essere elaborato dal MIMIT e dal MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) e che dovrà definire i criteri e le modalità di erogazione del contributo, è utile recuperare uno studio realizzato da TEHA su incarico di APPLiA Italia – l’associazione confindustriale dei produttori di elettrodomestici. Il rapporto, presentato per la prima volta presso la Camera dei deputati il 12 settembre 2024, si intitola “Il valore della filiera degli elettrodomestici per la competitività e la transizione sostenibile e circolare del Paese”

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E, come lascia intuire il titolo, si prefigge di mostrare dati alla mano l’importanza di un settore che negli ultimi anni – prima col Covid e poi con la guerra in Ucraina – ha dovuto affrontare un calo dei consumi a cui, come sperano il governo e le associazioni di categoria, il bonus elettrodomestici potrà contribuire a supportare. Ecco perché è utile recuperarne gli spunti più interessanti.

Leggi anche: Quello che c’è da sapere sul bonus elettrodomestici

I numeri della filiera degli elettrodomestici in Italia

Secondo lo studio commissionato da APPLia Italia, la filiera italiana degli elettrodomestici ha una potenza economica notevole: costituisce da sola l’1% del Prodotto Interno Lordo , con un valore aggiunto di 20,1 miliardi di euro, un fatturato di 114 miliardi di euro e oltre 505mila persone occupate. In termini economici e occupazionali il settore è paragonabile ad altri settori di cui si tende a parlare di più, come il tessile, il calzaturiero e il lattiero-cassiero. I dati TEHa stanno lì a dimostrarlo: 

  • “l’Italia è seconda in Europa per saldo commerciale del settore degli elettrodomestici e al 2° posto in UE-27 per esportazioni nel mondo della componentistica;
  • “l’Italia è terza tra i 27 Stati dell’UE per esportazioni di elettrodomestici, con oltre 6,8 miliardi di euro generati nel 2022;
  • l’industria italiana ed europea continua ad investire e produrre prodotti innovativi e sostenibili: un rinnovo del parco installato porterebbe una riduzione dei consumi energetici annui fino a 14 TWh e delle emissioni di CO2 fino a 4,7 milioni di tonnellate, pari circa alle emissioni annue dell’intero comune di Milano”.

Se è vero che gli elettrodomestici italiani sono molto apprezzati all’estero (specie nel Nord America e in Asia), come testimonia anche il sondaggio somministrato da TEHA agli oltre 120 associati APPLiA Italia, è innegabile che qualche fatica si registra proprio in Italia. Dove i consumi sono stagnanti da tempo, complice soprattutto la diminuzione dei salari negli ultimi 30 anni. Nel 2022 e nel 2023, ad esempio, si è registrata una riduzione dei volumi delle vendite e una propensione dei consumatori a prodotti più economici, una tendenza confermata poi nel 2024. I dati di APPLiA Italia in questo senso sono significativi: –20,5% di unità vendute da dicembre 2021 a luglio 2024. In tale scenario giocheranno un ruolo fondamentale la digitalizzazione quanto il rapporto diretto con il consumatore ma anche la transizione sostenibile e circolare: 8 operatori su 10 individuano nella sostenibilità ambientale la principale opportunità per il settore.

Ecco perché c’è molta speranza proprio nel bonus elettrodomestici. Già durante la presentazione del report di TEHA alla Camera, lo scorso settembre, c’erano state sollecitazioni in tal senso. “Riteniamo che la nostra industria meriti tutta l’attenzione delle istituzioni” ha dichiarato Paolo Lioy, presidente APPLiA Italia. “Un sostegno al rinnovo del parco installato degli elettrodomestici aiuterebbe le famiglie (a partire da quelle più in difficoltà), contribuirebbe agli obiettivi ambientali e darebbe un sostegno a una filiera fondamentale e identitaria”.

Leggi anche: Marco Imparato, dg di APPLiA Italia: “Il bonus elettrodomestici è un punto di partenza per l’economia circolare”

Linee d’azione per elettrodomestici sostenibili

Partendo da queste considerazioni, TEHA ha elaborato delle linee d’azione per favorire la sostituzione del parco elettrodomestici nel Paese e il supporto ai prodotti italiani ed europei di qualità.

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Sono cinque le strade da percorrere:

  1. “promuovere una nuova cultura dell’elettrodomestico, che sensibilizzi i consumatori ai rilevanti benefici ambientali ed economici derivanti dall’investimento in apparecchi di alta qualità ed efficienza;
  2. attivare campagne educative, incentivi per la sostituzione dei vecchi apparecchi e politiche di responsabilità sociale per una produzione sostenibile, comunicando questi impegni ai consumatori per rafforzare la fiducia nel brand;
  3. supportare le famiglie meno abbienti attraverso agevolazioni e strumenti informativi, favorendone l’acquisto di prodotti di maggiore qualità e più efficienti;
  4. favorire le sinergie e la collaborazione tra produttori e rivenditori al fine di valorizzare i prodotti di qualità, attraverso uno scambio di informazioni sul valore potenziale apportato in termini di benefici ambientali e sociali, aiutando il consumatore a non focalizzarsi solo sul prezzo d’acquisto – preferendo magari quello più basso – mettendo in luce i benefici in termini di risparmio e sostenibilità dei prodotti premium;
  5. aumentare il sostegno governativo all’industria, tramite crediti d’imposta e fondi dedicati, per sostenere la competitività, l’innovazione e la sostenibilità nella filiera nazionale degli elettrodomestici, caratterizzata da un’elevata italianità”.

La strada scelta dal governo, cioè quella dell’incentivo una tantum (al momento attiva solo per il 2025 e chissà se verrà successivamente confermata), seppure timidamente va in questa direzione. Così come sono interessanti le proposte di TEHA, seppur schiacciate esclusivamente sul versante industriale. Senza una vera ripresa economica, senza una chiara priorità politica alla transizione ecologica e circolare, senza la volontà di risolvere le incredibili diseguaglianze del nostro Paese, anche sostituire un vecchio elettrodomestico continuerà a restare un “vezzo” di chi se lo può permettere, culturalmente ed economicamente. Ed è il nostro pianeta a non poterselo più permettere.

Leggi anche: “Se te ne fotti sei fottuto”: la nuova campagna di sensibilizzazione sui RAEE promossa da ERION WEEE

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