Trump sul Bitcoin sbaglia, il rischio crash è grande. Parola di Paolo Savona, presidente Consob

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Trump sul Bitcoin sbaglia, il rischio crash è grande: l’allarme di Paolo Savona (Consob)

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Proprio nel giorno in cui il Bitcoin scende fino a 88.000 dollari, ai minimi da tre mesi, e le altcoin, da Ethereum a Solana, finiscono in un bagno di sangue perdendo il 10% e più, il presidente della Consob, Paolo Savona, sferra un attacco durissimo al settore cripto e al presidente degli Stati Uniti Donald Trump che le legittima. E lo fa nel corso della lunga maratona tv per celebrare i 25 anni di Class Cnbc.

L’intervista

La mania per le criptovalute, ha osservato Savona intervistato dal direttore di Class Cnbc Andrea Cabrini, in questo momento è spinta dai significativi guadagni, ma quando ci si renderà conto che nessuno è in grado di affrontare il prezzo che si forma sul mercato per l’unità monetaria, allora la «mania si tramuterà in panico e il panico porterà al crash. Alla fine chi pagherà? Il piccolo risparmiatore».

«Se non continuassi a pensare e a combattere per cercare di chiarire la situazione e la complessità, non dormirei la notte», ha affermato Savona, citando il saggio Mania, panico e crash del suo maestro Charles Poor Kindleberger. Pagherà il piccolo risparmiatore, ha continuato Savona, «perché i più abili usciranno prima. Anche in questi giorni ci sono notizie di crollo di particolari criptovalute. A un certo punto qualcuno è fuggito prima e ha causato il crollo dopo aumenti repentini. E questi sono i pericoli. Chi ne sta discutendo? Io credo che il grande capitale stia riflettendo su questa materia».

Perché Trump sulle cripto sbaglia

La legittimazione delle criptoattività da parte dell’amministrazione Trump, sottolinea quindi Savona, è un errore perché gli Stati potrebbero perdere la sovranità monetaria e i rischi di crash sono elevati. Serve quindi un coordinamento a livello globale per dare legittimazione alle monete virtuali e proteggere i piccoli risparmiatori, che potrebbero subire le perdite maggiori.

L’intelligenza artificiale è una «vera opportunità», sottolinea Savona, soprattutto quando si risolverà il problema della qualità degli algoritmi e della sicurezza informatica, ma nel «campo della moneta è profondamente diverso perché a un certo punto la sovranità monetaria degli Stati passa ai privati che ne fanno l’uso che vogliono. È quella che io ho definito la legittimazione della loro attività, quindi abbiamo ufficializzato l’esistenza ma non regolamentato la contabilità: chi è il debitore, chi dà garanzia di rimborso e qual è la moneta con cui e si deve garantire questo ristoro avendo la protezione dello Stato, cioè della legge».

Savona ricorda che dopo la fine di Bretton Woods, il dollaro attraversò un «bruttissimo momento: la gente si disfaceva dei dollari, poi riflettendo ha capito che l’unico modo era appoggiarsi all’economia più potente, all’economia che era in grado di garantirne il valore e quindi la situazione si fermò. Ma c’è stato un momento in cui il dollaro, prima di diventare la moneta voluta per il commercio internazionale spontaneamente, passò un momento brutto: episodi storici di ogni tipo, noi li abbiamo, e insisto, li abbiamo per la moneta».

AI e criptovalute

L’intelligenza artificiale, spiega Savona, è uno strumento «potentissimo nel quale io credo e una volta risolto il problema della sua validazione, a quel punto chiaramente ci sarà una semplificazione di tutto il sistema dell’intermediazione, toccando ogni genere di intermediario. I più preparati sono quelli che stanno già utilizzando quel tipo di contabilità e di strumenti, i cosiddetti Casp, Crypto asset provider, rispetto alle banche tradizionali, agli intermediari finanziari e alla stessa borsa».

Il tema, conclude Savona, è questo: «Se per sottoscrivere un’azione, una persona usa una criptovaluta e questa viene accettata, quell’atto è legittimo oppure è qualcosa che si sviluppa fuori dalla legittimità, e che pur essendo previsto dalla legge non ti dà alcuna garanzia? Non puoi dopo, se la controparte ricorre alla magistratura, garantirgli la protezione quando non hai regolamentato il tipo di moneta che doveva usare per avere questa protezione dello Stato. Ed ecco perché lo Stato deve diventare l’emittente della moneta ufficiale o un’autorità sovranazionale come la Bce». (riproduzione riservata)

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