i commissari visitano Baku steel

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I commissari delle amministrazioni straordinarie di Acciaierie d’Italia e di Ilva sono arrivati a Baku, capitale dell’Azerbaijan, venerdì sera e si sono trattenuti per il weekend incontrando i manager di Baku Steel Company sulla cessione dell’ex Ilva. Hanno anche visitato degli impianti. Il confronto viene ritenuto positivo.

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A novembre due dei tre commissari di AdI, Fiori e Tabarelli, erano stati in Oman e incontrato i manager di Jindal International, il gruppo che compete come Baku Steel e gli americani di Bedrock per l’intera acquisizione del gruppo dell’acciaio. In Oman, Jindal sta infatti costruendo un’acciaieria basata su forni elettrici e preridotto che dal 2026 produrrà inizialmente 3 milioni di tonnellate di acciaio per poi salire a 5 a regime. È un investimento da 3 miliardi di dollari.

Rientrati ieri mattina in Italia dall’Azerbajian, i commissari Fiori, Quaranta e Tabarelli, ma anche i commissari Danovi, Di Ciommo e Savi – è Ilva in as la società venditrice -, dovranno ora tirare le somme e riportarne le conclusioni al ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Anche se Baku è data in pole position ed è quella che con i rilanci avvenuti entro il 14 febbraio ha offerto 400 milioni in più rispetto a Jindal, fonti vicine al dossier dicono che la partita non è definitivamente chiusa e che la verifica finale terrà conto di tutte tre le offerte. Anche quella degli americani di Bedrock – che è un fondo di investimento -, i quali, al contrario degli altri due gruppi, non hanno effettuato alcun rilancio confermando la proposta avanzata a gennaio.

L’esito dell’istruttoria finale dei commissari potrebbe aversi questa settimana o all’inizio della prossima. E saranno i commissari, sulla base della loro analisi, a proporre al ministro Urso quale dovrà essere il gruppo assegnatario dell’ex Ilva. Ovviamente l’indicazione dell’acquirente non significa passaggio avvenuto. Prima che l’azienda cambi effettivamente proprietà, occorrerà effettuare una serie di passaggi che vanno dalla stesura del contratto di vendita al parere dell’Antitrust europeo, dall’esercizio del Golden Power da parte del Governo (si tratta dei poteri speciali che l’Esecutivo esercita per le attività ritenute strategiche) all’accordo, non facile, con i sindacati, i quali attendono anzitutto la convocazione a Palazzo Chigi per l’illustrazione dello stato dell’arte. Anche se Baku e Jindal non appartengono a Paesi della Ue, tuttavia ci potrebbero essere esportazioni di queste aziende verso l’area della Ue. Di qui il confronto con Bruxelles. La deadline che il Governo si è dato, una volta chiusi i vari passaggi, è quella di giugno prossimo. Anche perché oggi Acciaierie rappresenta un costo per lo Stato, prova ne è che si è dovuto estendere di altri 100 milioni, col decreto Milleproroghe, il prestito ponte di luglio del Mef di 320 milioni e prevedere, a carico di Ilva in amministrazione straordinaria, l’estensione da 150 a 400 milioni di un finanziamento del 2024. Quindi 250 milioni in più che sono oggetto del decreto legge 3/2025 attualmente all’esame del Senato. Su questo decreto da oggi la commissione Industria del Senato dovrebbe cominciare a votare per poi passare nella prossima settimana il testo all’Aula per il voto dell’assemblea. E forse già oggi si potrebbe sapere come il Governo intende colmare il trasferimento di risorse che con questo decreto avviene da Ilva in as ad AdI in as, con la prima che ha preso i soldi dal patrimonio destinato che serve alla bonifica delle aree interne ed esterne alla fabbrica. In base agli ultimi dati, Ilva in as ha trasferito già 410 milioni ad AdI in as così divisi: 150 col dl 19/2024, 150 col dl 63/2024 e 110 col dl 3/2025 in estensione del dl 19/2024. A Ilva in as restano ora 278 milioni e in quest’anno la società ha previsto lavori ambientali per 118 milioni.

E intanto alle 12 del 28 febbraio sindacati e Acciaierie tornano a incontrarsi al ministero del Lavoro per riprendere la trattativa sul rinnovo della cassa integrazione straordinaria che l’azienda ha chiesto per 3.420 dipendenti di cui 2.955 a Taranto. Dichiara il sindacato Usb: è “importante che arrivi a stretto giro una convocazione a Palazzo Chigi al fine di avere lumi intanto sulla cessione degli impianti e poi per affrontare tutta una serie di questioni ad essa connesse. Attendiamo il confronto col Governo e lo riteniamo particolarmente urgente anche perché venga data risposta alle nostre sollecitazioni circa incentivo all’esodo e riconoscimento amianto/lavoro usurante”. Inoltre, per l’Usb, “va detta una parola certa sul futuro dei lavoratori, di tutti i lavoratori. Continuiamo a ribadire che hanno pari valore, e quindi diritto a vedere tutelati posto di lavoro e tutele, i diretti, gli indiretti e i cassintegrati Ilva in amministrazione straordinaria questi ultimi ancora in attesa di sapere cosa ne sarà di loro nei prossimi mesi, rispetto a quello che era noto: il loro ritorno nel ciclo produttivo da agosto 2025”.

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